Racconto di uno scatto

Vivere in un quadro

18 Febbraio 2016

Concentrarsi su quanto si sta vivendo, sulle persone, i discorsi, le parole che si pronunciano, gli atteggiamenti che si assumono, il suolo che si calpesta, i paesaggi che abbiamo intorno. Leggendo “L’arte di amare” di Erich Fromm i miei occhi si sono aperti ad un’altra dimensione trasformando la natura che mi circonda in pura arte, la più alta .
Così passeggiando per vecchie vie e sentieri di campagna a Molina Aterno mi sono resa conto di vivere in un quadro dipinto alla perfezione, con l’uso dei giusti colori, con le giuste sfumature, con una cornice altrettanto perfetta. 

Mi sono chiesta:

“E se tutti imparassero a guardare ciò che hanno intorno con questi stessi occhi?”.

Andrebbe bene anche con occhi un pochino diversi, ma il senso è che se tutti si accorgessero di quanto prezioso sia il paesaggio circostante imparerebbero ad amarlo ancor di più. Fa male ascoltare discorsi, da giovani o adulti che siano, in cui si rivolge uno sguardo cinico al territorio senza coglierne la bellezze e le potenzialità ad esso connesse. Fa male credere che il denaro, inteso come potere, possa agevolare la distruzione di tali luoghi incontaminati.

In particolare, la Valle Subequana è diventata l’oggetto d’interesse della società Toto, che gestisce Autostrada dei Parchi, la quale ha rispolverato un vecchio progetto trovando più conveniente costruire un nuovo tratto di autostrada nel bel mezzo di questa valle, dove, per inciso, non ci sono fabbriche, non c’è nulla di inquinante, il tutto per ridurre di ben soli 12 minuti (più o meno) la tratta Roma-Pescara. Ora. Non sono qui a giudicare interessi economici e motivazioni alla base di questa decisione che pare veda la Regione Abruzzo d’accordo, ma la logica mi spinge a fare solo una semplice osservazione: ammettendo anche che questa valle sia, di fatto, un territorio abbandonato a se stesso causa anche la conformazione morfologica del territorio e il numero esiguo di abitanti che, si sa, fanno gola solo quando si è in odor di elezioni, ma è davvero così indispensabile andare ad intaccare un ulteriore paesaggio abruzzese, che, a causa dei motivi di cui sopra, riesce alla bene e meglio a mantenersi intatto  e a conservare il suo fascino selvaggio, per farci passare uno stradone che collega la Marsica  all’ Alta Val Pescara bypassando la Valle Peligna?

C’è da dire anche che il casello più vicino, che attualmente permette un collegamento con Pescara e Roma, è quello di Pratola Peligna a circa quindici minuti. Tanti o pochi che siano, ognuno ha una percezione diversa delle cose; credo, però, che sia il giusto prezzo da pagare per vivere in un territorio meraviglioso.
La possibilità di un casello qui nei dintorni, obiettivamente,  porterebbe un circolo economico virtuoso di cui gli abitanti andrebbero a godere in un imprecisato futuro, ma se si creano le condizioni per avviare, finalmente, il piano turistico programmato grazie alla via francigena, alla storia racchiusa in questo scrigno, al turismo naturalistico e agli sport che vi si possono praticare, non si andrebbe a creare lo stesso circolo economico virtuoso? Si, probabilmente ci vorrà un po’ più tempo, ma il territorio non verrebbe depredato del suo aspetto caratteristico né svenduto al più facoltoso offerente.

Questo è un articolo un po’ diverso dai miei soliti  nei quali mi soffermo sulla promozione del territorio, ma non c’è promozione se non ci sono difesa e tutela. Come vi ho confessato nel mio “Chi sono”: io sono una profonda amante dell’Abruzzo e quello che ho scritto su è esattamente ciò che ho pensato scattando questa foto che voglio intitolare “Vivere in un  quadro”, nella speranza che i miei occhi possano influenzare anche quelli di qualcun altro e da lì un altro ancora, e via dicendo. Perché la natura ci ha donato la perfezione e come mi ha detto qualcuno tempo fa:

“L’umano è così presuntuoso da credere di poter cambiare il corso delle cose”.

Vogliamo davvero che su questa tela compaiano ferri e cemento?

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