Girovagando

Circumnavigando Roccacasale, dal Vallone dei Preti al Colle delle Fate

4 Marzo 2016

“Circumnavigare” ossia girare intorno ad un’isola, un continente, o l’intero pianeta Terra, con mezzi nautici o aerei e se quest’ultimi mancano, perché a portarci a spasso sono le gambe, un qualcosa su cui girare attorno ce l’abbiamo: Roccacasale.

Avete presente quella voglia irrefrenabile di contatto?

La giornata è meravigliosa, anche calda se vogliamo, e spesso questo periodo mi richiama verso uno dei luoghi “culto” della mia infanzia, di quelli che sono legati ai primi ricordi di spensieratezza, quelli autentici. Credo, infatti, che da bambini si è molto più vicini alla Verità di quanto lo si è da adulti, quando tutto il bagaglio di esperienze portano ad inquinare, sotto certi aspetti, il nostro vero essere interiore e il nostro rapporto con la Natura, madre di tutto. E’ lei il contatto che cerco, l’antidoto alla mia inquietudine combattuta, oggi, ri-esplorando una zona delle montagne del Morrone: Roccacasale-Vallone dei Preti-Rifugio il Pozzacchio- Colle delle Fate-Roccacasale.

Il sentiero (ben segnalato) del Parco Nazionale della Majella è R2. Si parte dal paese in viale Kennedy e si attraversa il quartiere Cittadella  che conduce ad una strada sterrata. Camminando una decina di minuti si imbocca sulla destra il primo tratto sulla roccia e da lì ci si ritrova ad attraversare  una fitta vegetazione caratterizzata principalmente da piante di ginepro e querce.  Numerosi i muri a secco, segno della presenza umana nei tempi in cui queste zone venivano coltivate. Proseguendo lungo il sentiero, che a tratti regolari incontra la strada sterrata percorribile anche con mezzi, ci si ritrova in una immensa e verdeggiante piana in cui, solitamente, nel periodo invernale si forma un piccolo laghetto, ma causa inverno caldo, quest’anno è completamente assente.

Attraversando il Vallone dei Preti si sale a sinistra verso l’edicola di Beato Mariano, personaggio caro Edicola Beato Marianoai roccolani per via dei miracoli che sembra aver fatto durante la sua vita, a partire da quello che lo ha visto beneficiario in prima persona. Si narra che da bambino pascolasse le greggi proprio in queste zone e in una giornata particolarmente afosa, senza acqua per dissetarsi, si fosse addormentato sognando una sorgente che gli spuntava dietro la testa. Mariano si svegliò avendo la sensazione di essere bagnato ed effettivamente dietro di lui, dove prima non c’era, sgorgava dell’acqua. La sorgente prese il nome di Fonticella che oggi nutre la fontana in cui sorge l’edicola.

Da qui si continua la passeggiata verso il Rifugio Pozzacchio imboccando la strada dietro l’edicola, non senza difficoltà visto la Rifugio Pozzacchioquantità di pini caduti lungo il sentiero che ci costringono a zigzagare un po’. Una mezz’ora a passo tranquillo ed ecco che la piccola costruzione è annunciata dalla vista del pozzo che si trova nel prato antistante. La casetta, più che un rifugio di fortuna, è un piccolo chalet fornito di tutte le comodità, uno dei motivi per cui è necessario chiedere le chiavi all’Associazione Open Space di Roccacasale, a seguito degli gli atti di vandalismo avvenuti negli anni passati.

Ritornando sui nostri passi per qualche decina di metri imbocchiamo un altro sentiero, R3, che conduce al paese. Anche questo chiuso a tratti dalla caduta degli alberi, con un po’ di pazienza riusciamo a seguirlo raggiungendo un querceto dove numerosi sono i segni della presenza di cinghiali, naturalmente di loro neanche l’ombra. Il posto è magnifico ed è il preambolo al millenario Colle delle Fate che si affaccia sulla Valle Peligna.
E’ qui che bisogna rintracciare le origini del paese di Roccacasale e della civiltà Peligna. Le ipotesi sulle costruzioni ritrovate (resti dColle delle Fatei una cinta muraria del IV secolo a.C. e cisterne), sono state tante, a partire da quelle del noto studioso peligno Antonio De Nino che ipotizzava un luogo dedito al conio delle monete. Gli studi effettuati sul finire degli anni ’60, però, hanno provato la natura sacra del sito avvalorata, in particolar modo, dal ritrovamento di una statuetta della Dea Madre Mediterranea, considerato il più antico documento epigrafico d’Italia, anche se la sua scomparsa e, quindi, l’impossibilità di effettuare studi più specifici, pone delle difficoltà sulla veridicità di tale ipotesi. Tuttavia, seguendo questa tesi, il sito proviene da un tempo lontanissimo, databile al 1800 circa a.C., e vi si adoravano divinità come Baal, Astarte e Adaad. Le cisterne, quindi, più che raccogliere acqua piovana, avevano la funzione di veri osservatori astronomici in cui studiare solstizi ed equinozi in relazione all’agricoltura. Si tratta di un’importante testimonianza, per il territorio, della presenza umana in epoca pre-romana, unico nel suo genere e come tale da valorizzare per renderlo fruibile ai tanti che, curiosi, cercano le loro origini.

Dal Colle delle Fate al paese il passo è breve, circa 20 minuti di cammino a partire dalla base dello20160224_122615 stesso  proseguendo il sentiero segnalato, questa volta, anche con nastri bianchi, e che conduce alla parte alta di Roccacasale, proprio sotto il castello  e, a questo punto, vale la pena fare una capatina anche lì dove la storia di questo piccolo borgo continua tra nobili, battaglie, conquiste e sventure.

La ricerca non ha mai fine!!!

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