L'intervista

“Congelare la natura? Si può con la fotografia”, parola di Fabrizio Caputi

28 Feb 2016

Pazienza e passione. Sono questi gli ingredienti principali che fanno di un fotografo un fotografo naturalista e per di più di animali selvatici, e Fabrizio Caputi, classe 1985, lo sa benissimo perché per la buona riuscita dei suoi scatti il lavoro è lungo e laborioso, presuppone impegno e dedizione, ore ed ore di appostamenti, addirittura giorni, passati a studiare i movimenti degli animali per poi tornare sul posto con tutta l’attrezzatura e rifinire il lavoro dei giorni prima attraverso lo scatto. La foto diventa, dunque, il tassello finale di tutto un puzzle e non un caso fortuito.

Proprio per questo, Caputi, di accettare la logica tutta italiana di svendere o regalare il proprio lavoro di free-lance proprio non vuole saperne, soprattutto quando dall’altro lato trova committenti che, invece,  possono ricavarne un utile. Il giovane fotografo, tuttavia, non nega il suo contributo professionale qualora sia necessario a diffondere l’amore per la natura perché, prima che fotografo, Caputi è un suo amante. Cervi, lupi, grifoni, cinghiali, camosci e tutto il resto della fauna selvatica diventano, quindi, i soggetti prescelti, riportati con tanta di quella cura da sembrare quasi roba esotica, in tanti lo credono. Invece no. Le sue fotografie sono per lo più frutto dei paesaggi abruzzesi e dei suoi abitanti più nascosti, quelli che non si lasciano scorgere dal semplice escursionista e che solo un osservatore attento e determinato riesce a percepire.

La formazione di Caputi passa attraverso un corso di fotografia base e una lunga fase di apprendimento sul campo seguendo fotografi più maturi e leggendo i luminari del settore con umiltà, con la predisposizione mentale di chi vuole sfiorare il massimo e sa che per farlo è necessario migliorarsi sempre.

Come nasce la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia va di pari passo a quella per la natura. Quando ero bambino accompagnavo spesso mio nonno a fare lunghe passeggiate in montagna, soprattutto nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Nel tempo, però, mi sono reso conto che alcuni aspetti e particolari della natura, come il movimento delle ali di un volatile, ad esempio, erano inaccessibili all’occhio umano e ho trovato nella fotografia un modo per fissarli e renderli visibili.

Cosa cerchi esattamente in uno scatto?
Cerco di congelare la natura per percepire l’impercettibile fissando un momento che in realtà dura soltanto un battito di ciglia. La fotografia, inoltre, è anche trasmettere un sentimento, quello che provo io osservando la natura, e se riesco a farlo provare anche ad altri allora posso dirmi soddisfatto.

Quali sono i pregi e le difficoltà di fotografare animali selvatici?
Non amo fotografarli in situazioni di pericolo come possono essere quelle architettate preventivamente per ottenere ad esempio un animale che fugge. Io cerco di cogliere i momenti in cui l’animale è rilassato, mentre vive la sua tranquillità. Ciò comporta un attento studio delle sue abitudini, numerosi appostamenti che durano anche più giorni e va da se che su dieci quelli buoni possono essere anche solo due. Per non parlare delle condizioni climatiche in cui ci si imbatte che, a volte, ti costringono a desistere dall’obiettivo, e gli orari. I momenti ideali per incontrare gli animali selvatici sono l’alba e l’imbrunire, ciò mi costringe a dormire anche pochissime ore per notte. Il pregio è che arrivi a vedere ciò che solitamente non si vede, metterci impegno e pazienza è bello allo stesso modo poiché ti fanno apprezzare maggiormente il risultato.

In che modo l’Abruzzo ti è di supporto nel tuo lavoro?
Il bello di questa regione è che mantiene intatta la sua essenza selvaggia come forse non accade altrove. Io mi soffermo in particolar modo sul Parco d’Abruzzo perché ci sono cresciuto: conosco bene i luoghi e le zone di passaggio degli animali, che non mi piace rivelare perché a dir la verità sono un po’ “geloso” dei miei risultati.  Tuttavia  ho scattato foto anche negli altri parchi abruzzesi.

Quali obiettivi ti poni nel futuro?
Questa per me è una passione e non un lavoro, tra l’altro sto ultimando la facoltà di Farmacia. Il punto è che non condivido la logica che sta dietro ad una passione che diventa lavoro e che presuppone, quindi, un guadagno. Ho visto, in altri fotografi, iniziare a perdere lo stimolo perché ogni scatto significava solo soldi e se questi non c’erano era quasi inutile uscire per fotografare. Se c’è guadagno non c’è passione, non voglio che mi accada questo. Studiando la natura, inoltre, riesci a capire che non c’è cosa più bella che compiere un gesto senza chiedere nulla in cambio; vivendo con la fauna selvatica sono cresciuto molto a livello personale, gli animali non compiono gesti per ricevere ricompense. Ho visto e ripreso lupi pascolare di fianco ad alcuni vitelli senza attaccare e senza paura da parte dei vitelli stessi, quasi a dimostrazione che il lupo non uccide per spreco, ma solo se ne ha necessità. Questo è un insegnamento di vita stupendo, soprattutto quando lo vivi in prima persona. Quindi finirò i miei studi cercando di trovare un lavoro che mi permetta di stare a contatto con la natura. Se, al contrario, sarò costretto in una farmacia…beh…sotto al camice bianco avrò sempre pronta la mia tuta mimetica.

Puoi seguire il fotografo naturalista sul sito web www.fabriziocaputi.com o sulla pagina Facebook Fabrizio Caputi Wildlife Photography 

(foto di copertina di Serena De Chellis)

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