Coccoliamo il palato

Di fiori di sambuco in pastella e piantaggine in frittata

21 maggio 2017

Ho provato a seguire un programma editoriale, ma, giuro!, è più forte di me scrivere solo quando sono realmente ispirata, e forse è un bene. Quindi, al bando la scaletta, accetto la proposta di mia figlia, che mi vorrebbe sempre ai fornelli, e vi scrivo delle mie ultime conquiste in tema di erbe selvatiche, di fiori di sambuco e piantaggine.

Mi hanno sempre ripetuto che quando non si è sicuri meglio non raccogliere erbe spontanee e di questo, ovviamente, ne ho fatto un mantra: non ho intenzione di mandare me e i miei parenti in ospedale. La settimana passata, però, avevo una voglia pazzesca di mangiare i prodotti della terra e, di conseguenza, mi sono concentrata su due specie difficilmente confondibili.

Ve ne parlo con i miei termini, che quelli scientifici non mi appartengono e mai li ricordo.

FIORI DI SAMBUCO IN PASTELLA

I fiori di sambuco li ho raccolti sull’albero dietro casa, diversi da quelli che crescono simili ad un fiore direttamente dalla terra, questi sono nocivi, quelli sull’albero no. Che io sappia (ma potete contraddirmi) solo quelli del sambuco albero sono commestibili e solo i fiori, il resto è anch’esso nocivo. Una volta raccolti li ho immersi uno ad uno, con molta delicatezza, nell’acqua, per ripulirli dai vari animaletti che si annidano tra i piccoli petali, li ho passati in pastella e fritti in abbondante olio. Ho preferito la versione salata dei fiori perché molti, al posto del sale, concludono l’opera con un po’ di zucchero, rigorosamente solo dopo aver passato la frittura su carta pane o assorbente. Per la pastella ho utilizzato farina integrale e birra, aggiustando le quantità in base alla densità desiderata. Personalmente ho preferito una pastella poco poco più liquida della norma in modo da non rovinare la corolla, facile nel perdere i piccoli petali dai quali è caratterizzata. Una spolverata di sale e anche Tiziana li ha mangiati, si sa che i bambini sono la bocca della verità.

Fiori di sambuco in pastella

Per non buttar via la pastella rimasta, poi, mi sono dedicata anche alle foglie di salvia che fanno la loro bella figura fritte e salate. Buonissime e adatte anche per un aperitivo.

FRITTATA DI PIANTAGGINE

Frittata di piantaggine

Piantaggine

Ieri mi sono svegliata con la fissa della piantaggine, invece. Ovviamente non mi sveglio la mattina e vado alla ricerca di cosa mangiare (ancora no, ma è un mio obiettivo di vita), perlopiù si tratta di conoscenze acquisite che ricontrollo assiduamente su enciclopedie mirate, libretti vari integrando il tutto anche con siti web dedicati. La piantaggine è una pianta inconfondibile, con una foglia lanceolata caratterizzata da cinque nervature che la percorrono. Passeggiando lungo la fascia pedemontana di Roccacasale, sono tornata a casa con un bel carico, anche di elicriso e margheritine per abbellire i piatti. Con la piantaggine ho fatto una bella frittata: 6 uova, un pizzico di sale, un goccio di latte per ammorbidire l’impasto e se preferite un po’ di parmigiano. La piantaggine l’ho passata in padella con olio Evo, aglio rosso di Sulmona ed una bacca di ginepro. A verdura cotta, ho aggiunto l’impasto a base di uova precedentemente sbattuto, coperchio sulla pentola, girata di metà cottura e la frittata è fatta. Era buona, io soddisfatta e pronta a sperimentare nuove ricette e nuove erbe, sempre consciamente perché i rischi, in fatto di erbe, non vanno mai sottovalutati.

Anche questo è Abruzzo

 

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