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E il tempo è volato via lasciando un seme buono in ognuno di loro

25 Luglio 2016

Ci siamo salutati ben oltre l’orario fissato, inconsapevoli del tempo e, a dir la verità, senza considerarlo granché. Stavamo bene. La seconda tappa del progetto Piccoli Esploratori è andata davvero alla grande. Il caldo, le salite, la sete, la stanchezza non hanno potuto nulla contro quel gruppetto di bambini che hanno deciso di scoprire il territorio in chiave divertente.

 L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone ha stupito tutti, anche me che l’ho visto integralmente per la prima volta. Erano curiosi i piccoli esploratori di sapere chi c’era, chi ci viveva, che ci facevano. “Sulle orme di Celestino V” è stato un titolo azzeccato perché tutto, lì, ruota attorno alla figura di Pietro Angelerio o Pietro da Morrone o Celestino V.  Mi piace svestirlo della sua “maschera” cristiana e, pensandoci, la sua è una figura molto interessante: meditava, viveva a contatto con la natura, diciamo anche che era un mezzo vegano e gli piaceva recuperare vecchi complessi abbandonati per farli diventare luoghi di spiritualità. Nella Majella degli anni mille e più, di questi luoghi ce n’era bisogno, pensare che gli eremiti in giro erano circa 120 intorno al 1200 d.C. In tanti cercavano il distacco dalla realtà così come veniva proposta dai poteri forti per cercare altro, cercare il senso. E ci hanno lasciato un elenco lungo lungo di questi rifugi, gli eremi, sempre incastonati nella roccia, cor’a cor con Madre Terra se non addirittura nelle caverne stesse. Che poi i celestini (l’ordine fondato da Pietro) siano diventati piano piano proprietari di buona parte delle terre della Valle Peligna e di quanto predicava il suo fondatore ci si sia dimenticato presto, è un’altra storia.

“Lo sai, Simona, che mi sono commossa?”.

Me lo ha detto una piccola esploratrice uscendo dalla caverna in cui Pietro si rifugiava per meditare. Questa volta sono riuscita ad entrarci, a starci per un po’ in compagnia dei piccoletti che non volevano più uscirne. Con quelle goccioline che scendevano dalle pareti, seduti in armonia.

Poi la bellezza architettonica in tutta la sua forza ci ha accecato nella Badia di Santo Spirito a Morrone. Prima abbazia dei monaci celestini, prigione fino al 1994 ed ora sede operativa del Parco Nazionale della Majella e della Soprintendenza. Dalla visita guidata ai giochi per conoscere flora e fauna del parco, tutto è stato molto più coinvolgente di quanto mi aspettassi. E il tempo è volato via lasciando un seme buono in ognuno di loro e un bel muffin a base di farina di solina nelle loro pance. Perché il territorio si scopre anche mangiando.

Missione compiuta

 

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