Girovagando

Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, un’esperienza pirandelliana

14 Giugno 2016

Avete mai assaporato il presente? Quell’attimo che state vivendo solo ora? Non è semplice, me ne sono resa conto oggi quando ho cercato in tutti i modi di viverlo senza pensare a cose, discussioni, pensieri di un momento prima; senza pensare a tutte le cose che dopo quell’istante avrei dovuto fare. Semplicemente quell’attimo unico ed irripetibile. L’ho vissuto e ho quasi provato paura perché c’è stato il vuoto, il mio nulla, e tutto intorno il mondo che proseguiva la sua vita, dove per mondo, ovviamente, intendo la natura.

Tra un impegno e l’altro ho trovato un’ora buca, ho ripensato al video sull’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone (Badia, Sulmona) visto su facebook questa mattina e mi sono detta: “Ci vado ora”. D’altronde è vergognoso che non ci sia mai stata prima, visto che si trova ad una manciata di minuti da qui. Vado, parcheggio e inizio la breve risalita verso quella che per un periodo fu la “tana” di Pietro da Morrone, il Celestino V che nel 1294 dopo esser stato eletto Papa vi rinunciò, tanto di cappello.

Il complesso era chiuso da un cancelletto, quindi non ho avuto l’onore di affacciarmi dal terrazzo che fa daGrotta Pietro Da Morrone, Eremo di Sant'Onofrio preambolo alla chiesa vera e propria, tuttavia la grotta dentro la quale Pietro soleva rifugiarsi in preghiera era aperta. Ho sentito parlare tante volte dell’energia che emana quella grotta, alcuni conoscenti, addirittura, vi si rifugiano ancora oggi in meditazione. Quindi immergermi in quel buio pesto, cioè come la intravedevo dall’esterno, mi ha messo addosso un po’ di timore. Varcata la soglia di quella che ora è più una cappelletta che, in pratica, suppongo, debba proteggere la grotta vera e propria, mi sono resa conto del silenzio. Il silenzio. Avete mai vissuto il silenzio? E’ talmente sconosciuto che ho provato lo stesso vuoto del vivere intensamente l’attimo presente.

Piano piano mi sono rassicurata, ero solo io con il mio vuoto, un io senza pensieri, senza professione né ruoli sociali, un io senza nome, eppure ero io, semplicemente io “vita” . Ad un tratto è tornata Simona e mi sono chiesta chi era veramente. E mentre ora scrivo non posso fare a meno di pensare a Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”:

Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno. Vi sembra già questo un primo segno di pazzia? Forse perché non riflettete bene. Poteva già essere in me la pazzia, non nego, ma vi prego di credere che l’unico modo d’esser soli veramente è questo che vi dico io. La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, è soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, cosi che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi. Cosi volevo io esser solo. Senza me. Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che credevo di conoscere. Solo con un certo estraneo, che già sentivo oscuramente di non poter più levarmi di torno e ch’ero io stesso: estraneo inseparabile da me.

Eremo di Sant'Onofrio a Morrone

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