Girovagando

Esperienza bianco neve, con le ciaspole sul Pelosello

11 Dicembre 2015
Per una amante della montagna come me, non averla mai vissuta in versione bianco neve è stata una lacuna bella grossa alla quale, e finalmente, ho messo riparo. Armata di ciaspole, bastoni e qualche timore per aver condotto in questa avventura la mia piccola Tizi, domenica scorsa ho incontrato i miei “compagni” di montagna sotto Pettorano sul Gizio (Aq), con una buona dose di ritardo (che mi perdonino 🙂 ). Alle 10 eravamo sulla Napoleonica che conduce a Roccaraso quando, all’altezza della strada che collega a Rocca Pia (chiusa per frane), abbiamo parcheggiato le auto e abbiamo iniziato a prepararci a puntino per la ciaspolata. Tra qualche imbarazzo, dovuto all’inconsapevolezza di come certi aggeggi andassero utilizzati o meno, alla fine siamo riusciti a partire.

Ed è stato subito amore.

Il volto dei paesaggi e i loro contorni erano diversi dal solito, illuminati da una  nuova luce, dallo sbrilluccicare di tanto candore riscaldato dal sole quasi a sembrare finto, ed è proprio questa consapevolezza che ci ha catturati. Come si dice solitamente? “La realtà è più paradossale della finzione”, certe storie ci sembrano di un assurdo che più assurdo non si può, ed invece sono le storie vere che sono ancor più sopra le righe ed allora ti rendi conto che la natura è molto meglio di come l’uomo la rappresenta. Ad esempio non mi sento banale nel raccontare il manto di neve di domenica: tante minuscole schegge di vetro che luccicavano furiose, mentre al tatto sembravano piume, piume morbidissime.
Roba mai vista prima.

Con la meraviglia negli occhi ci siamo addentrati nella Riserva Monte Genzana-Alto Gizio intraprendendo il sentiero che conduce al Rifugio del Pelosello (comune di Pettorano), partenza a circa 1200 metri ed arrivo al 1674 metri, passando per Valle Gentile. A dire la verità non è stato molto semplice raggiungere la méta: si congelava nelle zone in ombra e si sudava dal caldo in quelle esposte al sole, fenomeno dal quale scaturiva un fastidioso togli e metti la maglia, amplificato da un venticello non proprio salutare. Con un po’ di forza di volontà il rifugio ce lo siamo ritrovato appena svalicata un ultima collinetta, quando ormai eravamo tutti abbastanza stanchi. Il fuoco della stufa, prontamente messo su dall’amico Paolo, ci ha rincuorato del freddo e la fatica è stata altresì appagata dai paesaggi che fanno da contorno alla piccola struttura, in fondo il Morrone e la Majella come in un disegno pastello.

La storia del Rifugio PelosRifugio del Peloselloello è un po’ la storia comune di tutti gli altri che isolati attendono l’arrivo di escursionisti, cacciatori o di chiunque altro viva la montagna. Il destino dei rifugi sempre aperti, un destino balordo insomma. Ristrutturato non so bene quando e attrezzato a dovere, è stato pian piano scippato di tutte le comodità. Inciviltà. Ora ne resta una vecchia, ma fondamentale stufetta, un tavolo, una panca e della legna da ardere. Il necessario per ritemprarsi, così come abbiamo fatto noi in un’oretta.

La strada del ritorno è stata ancora più gustosa, complice quella soddisfazione di aver raggiunto l’obiettivo prefissato, sorpresi, ancora una volta, dall’Abruzzo, una regione completa per gli amanti della montagna e del mare. Una regione in cui è possibile praticare qualsiasi sport ed io, ora, quelle ciaspole appese al muro per tanto tempo prometto di usarle più spesso per scoprire e riscoprire i suoi paesaggi, sempre mutevoli al ritmo delle stagioni, perché è solo che quando gli occhi mi si fanno grandi grandi per la gioia di vedere che mi sento davvero me stessa, davvero viva.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply