Girovagando

Gole di San Venanzio: appuntamento con l’Aterno, tra storia e natura

9 Mar 2016

Vivere come fa il fiume tra tratti burrascosi alternati a quelli tranquilli, che scorre via e conduce la sua vita modificando, senza volerlo, l’ambiente che attraversa. Come fa una vita umana se ci pensate: si nasce, si cresce, si conoscono persone e si fanno cose che, anche impercettibilmente, influenzano chi ci sta intorno. E’ un gran potere questo, e come tutti i poteri bisogna farne buon uso vivendo al meglio e il più autenticamente possibile la propria vita.
Pensando a questo mi sono ritrovata seduta su una roccia che sbucava dal letto del fiume Aterno, davvero portentoso in questo periodo. L’ho aspettato una mattina mentre usciva dalle Gole di San Venanzio, in cui si insinua per circa sei chilometri dalla Valle Subequana a quella Peligna, formando piccole e meno piccole cascatelle, diventando violento qualche volta e altre più dolce, addirittura accogliente.

Per incontrarlo sono partita da Raiano in via G. Di Bartolo, il cosiddetto “Viale dei Pini” che, poco più su del vecchio lavatoio, vede sulla destra l’ingresso a due sentieri, quello dell’acquedotto delle Uccole di età romanica e quello che conduce all’eremo di San Venanzio. Io scelgo la seconda opzione e nel giro di pochissimi minuti mi ritrovo sul posto. Il rumore roboante dell’Aterno mi accoglie, mi entra in testa e non appena scendo le scalette che conducono alla piccola chiesetta mi sento prendere il cervello in una stretta.

Suggestione o semplice umidità?

Anche qui la natura incontra la religione, questo fu il luogo prescelto da San Venanzio per coEremo di San Venanziondurre la sua vita eremitica intorno alla metà del 200 quando si convertì al cristianesimo. Il luogo è meta di pellegrinaggi soprattutto da parte di coloro che chiedono protezione al Santo. Dell’interno della chiesetta ricordo che ciò che mi è rimasto più impresso è la Scala Santa, piccola e stratta, scavata nella roccia, sembra portare i segni del corpo del Santo sul quale i fedeli si adagiano per ottenere benefici contro dolori artitrici, reumatici, cefalee, per protezione contro il malocchio e quant’altro. Ma non è proprio questo quello che mi interessa, bensì la curiosità di capire come la forza umana abbia potuto edificare una struttura del genere che unisce i due lati delle Gole creando un edificio da cui è possibile affacciarsi da un finestrone e vedere scorrere l’Aterno proprio sotto di sé. Natura e ingegno umano che poi sono la prerogativa di buona parte degli eremi presenti in Abruzzo con il loro incastonarsi nella roccia, spesso a pochi metri dall’acqua. Affascinante.

La Riserva delle Gole di San Venanzio, oltre ad essere importante per la presenza dell’Eremo, lo è anche sotto l’aspetto naturalistico e geologico. Le Gole sembrano divise in due: ad ovest quella più impetuosa fatta di canyon, forre e cascata, ad est c’è quella più lieve dove l’Aterno si fa anche compagno di gioco nel caldo dell’estate. Naturalmente io m’inebrio nell’essere spettatrice di quella parte in cui la potenza della natura sembra Vecchio Mulinovoler travolgere tutto, la parte occidentale così aspra e allo stesso tempo curiosa, vorrei tanto attraversarla prima o poi.
Comunque dall’Eremo si scende verso l’area pic-nic e si prosegue il sentiero che costeggia il fiume e conduce al vecchio Mulino, zona più vissuta durante l’estate grazie al formarsi di una pozza in cui i più coraggiosi si fanno anche un gelido bagnetto. In questo tratto sorge, dall’estate scorsa, anche il Parco artistico “Arte in Riserva”  in cui sono raccolte le opere di artisti locali in completa sintonia con l’ambiente circostante.

Si prosegue per riuscire sul ponte della strada chiusa (dopo il sisma del 2009) che conduce a Vittorito, vale la pena affacciarsi con attenzione sia da un lato che dall’altro per rendersi conto della doppia anima dell’Aterno. Continuando in direzione Raiano e dopo qualche centinaio di metri ci si ritrova all’ingresso del sentiero denominato dello Spirito Santo che, nuovamente, mi riavvicina all’Aterno più dolcChiesa rurale MAdonna de Contrae facendomi godere di quello conosciuto anche come “Giardino di Raiano”. Raggiungo un incrocio e scelgo di dirigermi verso un’altra zona importante della Riserva, la chiesa rurale di Madonna de Contra dalle origini di epoca romana.

Ritorno sui miei passi per raggiungere lo stesso incrocio e stavolta proseguo verso la sorgente d’acqua sulfurea conosciuta come “Acqua solfa” dove i miei occhi si soffermano a meditare sulla bellezza lieve della natura, un po’ meno l’odore, ma sempre di natura si tratta in fondo. Qui le aree pic-nic sono molteplici, ottime per giornate da passare all’aperto Acqua solfaanche con famiglia a seguito. Riprendo la strada sterrata che conduce a Raiano e camminando un pochino mi ritrovo sulla destra un altro sentiero che conduce al paese nella parte che guarda alla Riserva.

Lo attraverso… Raiano è un bel paesino, pianeggiante, ricco di storia e di natura posto su quello che era il Tratturo Celano-Foggia per non parlare poi dell’antica via Tiburtina che lo attraversa. Insomma da raccontare ce n’è e sicuramente  lo farò a più riprese.

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