Girovagando

Grotte di Stiffe, nel cuore di Madre Terra

21 Feb 2016

Silenzio.

Nel tempio della natura si entra in punta di piedi, con rigore, sottomissione e massimo rispetto. Le Grotte di Stiffe sono un luogo in cui l’immensità di Madre Terra appare in tutto il suo splendore.

Siamo a Stiffe, appunto, un paesino di poche anime in provincia dell’Aquila, dove la natura dà vita ad uno dei suoi spettacoli più affascinanti: una cavità carsica risorgiva in cui scorre, vivo più che mai, il fiume Gamberale. Chiamato così per la presenza di minuscoli crostacei, l’unica forma di vita animale insieme a minuscole larve che servono a nutrirli, le grotte si trovano nel Parco Regionale Sirente-Velino e prendono vita dall’Altopiano delle Rocche dove l’acqua, di pioggia e neve, si insinua in piccoli laghetti fangosi e confluisce nel terreno dando vita, sottoterra, a questo fiume di prorompente vitalità.
Il tutto a ben 700 metri circa sotto il livello terrestre, se si prende a riferimento l’Altopiano delle Rocche, e ad altrettanti metri sul livello del mare, invece, se si prende in considerazione Stiffe. Entrarvi e pensare di essere nel cuore della terra e avere, di fatto, quasi Rocca di Mezzo in testa, beh… la sensazione di grandiosità che provoca è tale da voler quasi scappar via.

20160219_110106Le grotte sono vecchie di 600 mila anni e lunghe circa 700 metri. Le particolarità e le suggestioni che in questo ambiente sono custodite sono infinite. A partire dalla magia delle stalattiti e stalagmiti che vi si possono trovare. Pensare che si formano goccia dopo goccia crescendo circa un centimetro, e ribadisco solo un centimetro, a secolo. E se per le prime la sopravvivenza, se vogliamo, è più semplice poiché la goccia che scende da su va a sedimentarsi, per la seconda la possibilità di prender vita è un po’ più complicata poiché inizia il suo percorso soltanto se sul terreno in cui cade non trova ostacoli, cosa un po’ difficile in una grotta in cui scorre un fiume. La cosa straordinaria, poi, è che l’una vive grazie all’altra perché quella goccia nutre prima le stalattiti e, cadendo proprio sotto di esse, anche le stalagmiti, quindi capita che le due, dopo essere vissute l’una per l’altra arrivino finalmente a toccarsi formando quelle che sono dette “colonne”, all’interno delle grotte ci sono ben due esemplari.

Quasi una metafora di vita, un insegnamento, come del resto tutto in natura.

Sembrano così forti e indistruttibili, ma il semplice contatto con l’uomo può arrestarne la crescita rendendole impermeabili, oltre a trasformarle da bianche a nere, ed impedendo quindi alle future gocce d’acqua di scivolarvi e fare il proprio dovere. Perciò non toccarle diventa vitale, non facciamo come alcuni turisti maleducati…

All’interno delle grotte l’acqua è l’assoluta protagonista, basta varcare l’ingresso che si viene totalmente avvolti dal suo assordante rumore, che non permette di udire neanche la voce della guida, e si fa ancor più forte quando ci si avvicina alla sala più grande, alta circa 40 metri, dimensione quasi impossibile da percepire dal basso a causa della mancanza di riferimenti. Qui prende vita la prima cascata che spunta fuori da una parete rocciosa, simile ad una concatenazione di palazzine urbane, dal quale il flusso sbuca in tutta la sua forza quasi a voler frantumare l’intera 20160219_111304parete.
La prima volta che la vidi la commozione mi aveva stretto il cuore, diversamente da allora, ora (che siamo a febbraio) la portata dell’acqua è maggiore rendendo lo spettacolo ancora più grandioso. Un altro fattore da tenere in considerazione, infatti, sono i periodi dell’anno che influenzano l’imponenza del fiume e, nei periodi di piena, vengono addirittura utilizzate delle passerelle grazie alle quali resta possibile la fruizione da parte dei visitatori. Nelle giornate in cui il fiume supera i livelli di sicurezza, le grotte restano chiuse, ciò accade, in particolar modo, uno o due giorni dopo forti piogge o in coincidenza dello scioglimento delle nevi.  Pochi metri più in là, proseguendo lungo le viscere della terra, ecco che si apre la seconda cascata annunciata, ancora una volta, dal frastuono dell’acqua che si fa spazio da quella che dal basso appare una piccola cavità.

La sensazione di non essere nulla di fronte a tale potenza è spaventosa, al contempo così tanta grandiosità mi fa sentire più viva, e grata di ciò che mi è permesso vedere.

Delle grotte non c’è stata una vera e propria scoperta, da sempre gli abitanti di Stiffe hanno saputo della loro esistenza, ma nei tempi passati era pressoché impossibile esplorarle. Agli inizi del 1900 il Gamberale diventa la fonte energetica del paese, quello che ora è l’ingresso era bloccato da una diga che convogliava l’acqua ad un centrale posta al di sotto, nei pressi del paese. La diga venne bombardata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e mai ricostruita. Negli anni ’50 prendono vita le prime esplorazioni speleologiche che, nel tempo, hanno portato al progetto grazie al quale oggi le grotte sono accessibili. Dagli anni ’90 sono state aperte a scopi turistici. Se i primi lavori hanno permesso l’accesso fino alla prima cascata, dal 2007 è stato aperto il varco verso la seconda.
Chi vi entra, come ho fatto io, spera che in futuro altri percorsi e scrigni vengano resi fruibili anche se dalla seconda cascata il cosiddetto “sifone”, cioè la cavità del percorso del fiume, si fa più piccolo e inaccessibile impedendo, di fatto, ulteriori aperture. Ciò che si pensa, al momento, è di aprirla solo a figure esperte come gli speleologi ed esclusivamente nei periodi di bassa portata dell’acqua.

Cosa vorrei fare da grande? 

Ps. Le Grotte di Stiffe sono state protagoniste di Linea Bianca su Rai 1 nella puntata di sabato 20 febbraio. Ecco  a voi lo spettacolo

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