Girovagando

Il castello di Roccacasale nell’estate di San Martino

14 Novembre 2015

Da bambina io ed i miei amici vestivamo i panni di archeologi e passavamo interi pomeriggi d’estate tutti intenti a scavare e scorgere qualsiasi coccio che potesse avere la parvenza di un qualcosa di sensato: il fondo di un vaso, un manico d’argilla e, per i più fortunati, frantumi di mattonelle laccate che probabilmente risalivano all’altro ieri, ma per noi erano comunque un tesoro.


Roccacasale, veduta dal castelloEra il periodo della ristrutturazione del Castello di Roccacasale, gli anni ’90, quando il cantiere qualche volta si fermava e noi ci intrufolavamo tra le rocce facendoci spazio tra la vegetazione e iniziando, quindi, a rincorrere la storia. Del castello ho ricordi confusi che risalgono anche a quando avevo solo qualche anno e la struttura diventava la location di diverse feste; poi la chiusura dettata dalla sua pericolosità e subito dopo la ristrutturazione che ha definitivamente restituito il castello alla popolazione, non solo roccolana.

Il castello di Roccacasale appartenne alla famiglia Cantelmo prima e ai baroni De Sanctis poi, che vi dimoravano regolarmente, e pare che sia passato nelle mani anche di un certo Pietro Di Pietro di Sulmona prima di essere distrutto dalle armate napoleoniche.Roccacsale, terrazzi sotto il castello Venne costruito intorno all’anno mille (probabilmente nel 925 d.C.) a ridosso del primo insediamento abitato chiamato “Casali” di cui si intravedono ancora le tracce sui “terrazzi” grazie alla persistenza dei ruderi di antiche case. Era il periodo dell’incastellamento, fenomeno attuato anche per arginare gli attacchi arabi verso la Val di Sangro ed il Piano delle Cinquemiglia. La forma triangolare, con la torre nord posta all’apice, testimonia ancora oggi il suo carattere principalmente difensivo, tipico dei castelli-recinti (vedi anche San Pio delle Camere), ma, diversamente dagli altri, la fortezza roccolana aveva una particolarità, ancora ben visibile nel muraglione Roccacasale, muraglione del castelloche guarda a valle, quella di avere al suo interno la residenza baronale.

Come accennato, a fine 1700 le armate napoleoniche non portarono nulla di buono in quel di Roccacasale, se non morte e distruzione. E’ a causa dell’incendio che appiccarono durante la loro invasione che la maggior parte della fortezza è andata persa devastando, di conseguenza, anche il tessuto sociale del paese e dando il via ad un inevitabile periodo di declino e spopolamento ulteriormente amplificato da una serie di epidemie di colera.

Oggi, però, è vivo il fascino di un borgo quasi incantato, sensazione acuita dalla leggenda che avvolge il vicino Colle delle Fate. Roccacasale non può fare a meno di attirare lo sguardo grazie alla sua conformazione urbanistica, così abbarbicata alle pendici del Monte della Rocca, sul Morrone, quasi come una stella o un drago, un coccodrillo o un cavallo. Sono tante le forme che le luci della sera le donano e proiettano agli occhi di chi la guarda. Tutti coloro che percorrono l’autostrada Pescara-Roma se la ritrovano distesa sul colle, seducente come può esserlo solo un piccolo, vecchio borgo di provincia.

Roccacasale
Un borgo il cui centro storico è stato letteralmente ingoiato dalla vegetazione nascondendo veri e propri quartieri, scalinate, porte, archi, subito al di sotto del castello. Roba che sarebbe stata d’ispirazione anche ad un artista come Escher che poi di qua, nel territorio peligno, c’è pure passato immortalando Pettorano sul Gizio e Goriano Sicoli.

Da questo fascino, mistero, da questa magia è avvolta Roccacasale, un paese dalle forti potenzialità intrise di storia e misticismo (un giorno vi spiegherò il perché) ed io mi lascio sempre piacevolmente sedurre, come in questo pomerigsimona pacegio d’autunno, in quella che chiamano estate di San Martino.

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