Girovagando

Il Castello d’Orsa, resti di un piccolo sfortunato feudo

11 Nov 2015

Passeggiare avvolta dalla natura, appena sveglia.

Questa è la mia esigenza e non c’è impegno in grado di farla passare in secondo piano. Mi piace avviarmi da casa e scegliere man mano il percorso da intraprendere. Uno di quelli che preferisco maggiormente è quello che guarda al Castello d’Orsa, la vecchia fortezza di Pratola Peligna. Non è faticoso raggiungerla e arrivati si riesce a godere di una delle viste più belle sulla Valle Peligna.

Siamo nel cuore dell’Abruzzo, appunto, a circa 650 metri slm. Per raggiungere i resti del castello d’Orsa, partendo dall’omonimo20150303_124908 maneggio situato nel comune di Pratola, bisogna intraprendere il sentiero numero 18 del Parco nazionale del
la Majella, un tragitto che proprio sotto il sito permette di ammirare anche una grotta naturale utilizzata probabilmente in passato come ricovero per pastori e bestiame.

Oggi del castello, nato, come gli altri nelle vicinanzegrotta d'Orsa, intorno all’anno mille, periodo dell’Incastellamento, resta ben poco, ma abbastanza per rendersi conto di come poteva essere il villaggio e tale da regalare ancora vive suggestioni.
Fino a qualche tempo fa, addirittura, il castello era totalmente ricoperto dalla vegetazione. E’ stato grazie ad una manciata di fondi che è tornato a mostrarsi vividamente, altra piccola perla delle Montagne del Morrone, e parte dell’ideale sentiero dei castelli che lo congiunge a quello di Roccacasale da una parte e a quello di Pacentro dall’altro.

Dalle poche fonti ri20150303_124707trovate e riportate nella relazione “Il Castello d’Orsa”  di Vincenzo Pizzoferrato, il sito originariamente doveva appartenere alla famiglia degli Ardemanni, venne fortificato per far fronte alle scorribande del tempo e per dare una organizzazione sociale ai feudi. Dalla relazione di Pizzoferrato, poi, si legge che, nel 1150, vi vivevano  circa 50 famiglie pari a 250 abitanti in tutto.

E’ davvero curioso ed affascinante riuscire a reperire informazioni di questo tipo riguardo al proprio territorio, quasi un miracolo!

Il feudo, nel tempo, passò di personalità in personalità, da nobili signorotti a uomini di chiesa fino ad essere ridiviso tra più proprietari in corrispondenza del suo periodo di declino, non che inizialmente fosse chissà quale fiorente paese, ma piano piano il villaggio si andò svuotando. Fu la contesa tra due nobili famiglie sulmonesi, i Merolini ed i Quadraro, a sentenziarne la fine. I primi, infatti, sull’onda di vari “dispettucci” per provare chi era il più forte, appiccarono un incendio che provocò irreparabili danni al castello.

Successivamente il feudo 20150303_124720passò nelle mani della città di Sulmona e in parte dei Celestini che dominavano già la Badia, Pratola e Roccacasale. Sarà stata colpa dell’eterna lite tra le due nobili famigliole o, come leggenda vuole, un’invasione delle formiche, fatto sta che sul finire del 1400 Orsa era disabitata, ma, tuttavia, sempre economicamente importante per le sue risorse montane.

Nel 1700 circa i Celestini, dopo vari scontri e peripezie riuscirono ad unificare il territorio diventandone gli assoluti proprietari. Con Napoleone e le sue leggi, in particolare quella che soppresse la feudalità, fu il “panico”, i Celestini dovettero scontrarsi con un altro soggetto: lo Stato, poiché,20150303_125018 abolita la Congregazione di Santo Spirito a Majella, le proprietà passarono tutte nelle mani del Demanio, ma liti ce ne furono ancora, e ve le risparmio.

Per me, “profana” della storia “minore”, leggere queste pagine apre un nuovo sguardo su ciò che rimane del villaggio d’Orsa, nato sull’omonimo monte, e che, addirittura, a sud conserva ancora bene la porta d’ingresso principale al borgo. Cavolo! Non ci avevo mai fatto caso prima,  devo assolutamente tornarci…

In fondo è solo qui accanto!

(foto primavera 2015)

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