L'intervista

L’Abruzzo in formato web-serie: l’avventura di We Folk raccontata dal regista Massimo Moca

8 Ottobre 2016

L’Abruzzo è da scoprire, io lo so, tu lo sai, egli lo sa. In molti, però, non sanno che per promuovere la parte interna della regione, quella montana, due registi, due sognatori, hanno trovato il modo di farlo diversamente. Nell’ambito del progetto “Tratturi e Cammini” del Gal Gran Sasso-Velino  nasce una originale forma di promozione turistica del territorio, si tratta di “We Folk – Vado in Abruzzo”, web serie per la regia di Massimo Moca e Serena Del Prete. We Folk ha ottenuto il premio 2015 “Ti racconto terre d’Abruzzo”, ha partecipato all’Expo di Milano, al RomaWebFest e al CortinaMetraggio dove  si è posizionato tra i cinque finalisti del concorso, ma, soddisfazione maggiore, We Folk è stato considerato un nuovo genere narrativo denominato dagli stessi registi “tracking cinematografico”. Ieri la squadra di We Folk era al “C’era una volta” di Pescara, il festival sulla qualità della vita. Oggi su Le Mille e un Abruzzo è il regista Massimo Moca che ce ne parla.

 

Con We Folk l’Abruzzo lo si racconta in formato web serie, come nasce l’idea?

L’idea ci è venuta dopo i primi incontri con il capo progetto, Alessio Di Giulio, e tutto lo staff che ha sviluppato “Tratturi e cammini”. C’era un forte desiderio di promuovere il progetto il più possibile, per questo abbiamo modificato la nostra idea iniziale in una serie per il web che avrebbe raccontato un viaggio attraverso questa area geografica. I protagonisti dovevano rappresentare i possibili viaggiatori che si desiderava colpire, Emiliano (Liberali), un viaggiatore nato, abituato a questo tipo di viaggio, e Valentina (Beotti), cittadina stressata e in crisi che decide di prendersi un pò di tempo per fare un punto sulla propria vita.

Quali le tappe scelte e perchè?

Emiliano e Valentina avrebbero dovuto fare un pò tutto quello che un reale viaggiatore potrebbe fare con in mano le guide di “Tratturi e Cammini”. Per questo nella scelta dei luoghi è stato fondamentale potermi confrontare con chi contemporaneamente stava tracciando i percorsi e raccogliendo le informazioni, grazie a loro, sono potuto entrare in contatto con le realtà locali. Quindi abbiamo creato un itinerario che avrebbe intersecato i  percorsi previsti. La scelta specifica dei singoli territori non è stata facile. Due le linee che ci hanno guidato: la prima è stata preferire i luoghi che finiscono raramente nei piani di promozione e sviluppo. Ad esempio la nostra protagonista arriva in treno alla stazione di Civita D’Antino-Morino, posizionata su una antica via ferrata che attraversa tutto il fondo della Valle Roveto, percorso affascinate per un turista ma anche molto utile ai pendolari locali, ferrovia che rischia di essere chiusa perché Trenitalia preferisce puntare sulle linee ad alta velocità. La seconda era la presenza di un personaggio locale che valesse la pena raccontare. Il percorso parte da Morino, attraversando la Marsica, le valli Subequana, di Navelli e del Tirino arrivando infine a L’Aquila.

Le difficoltà affrontate e gli insegnamenti appresi?

La nostra è stata una produzione low cost. In sei mesi scarsi siamo riusciti a realizzare la pre e post produzione di undici puntate. È stato complesso un pò tutto: muovere una troupe di almeno dieci persone, farli mangiare, riposare, in contemporanea scrivere le puntate in base alle variabili che si presentavano, una volta abbiamo dovuto rimandare le riprese a causa di una nevicata in aprile, una altra volta in cinque giorni abbiamo dovuto trovare un nuovo protagonista locale e riscrivere la storia perché la signora Gina, che avremmo dovuto incontrare, era finita in ospedale.

La fortuna è stata trovare realtà che ci hanno sostenuto con ospitalità e informazioni: associazioni, cooperative, amministrazioni, b&b e semplici cittadini hanno accolto ogni volta la nostra troupe. Poi abbiamo avuto la carta vincente nel nostro cuoco “Lupo”, che, con i suoi meravigliosi piatti, ha accompagnato e coccolato tutti, donando al gruppo un’atmosfera serena che ci ha permesso di reggere al meglio lo stress e i tempi che il lavoro richiedevano.

Sono tanti gli insegnamenti di un lavoro così, si organizzano mille variabili e si gioca con queste, sicuramente per riuscirci bene bisogna affidarsi a una squadra di veri professionisti, metterli nelle condizioni ottimali per esprimersi e avere fiducia nelle loro capacità, poi il resto viene molto più facilmente.

 

Siete riusciti a cogliere ogni aspetto della terra abruzzese o c’è qualcosa che merita un discorso-progetto a parte?

Anche con una serie lunga non è possibile cogliere ogni aspetto, questo è un territorio che ha tanto da raccontare. Credo che l’Abruzzo sia adatto al documentario e al cinema, la sua morfologia permette di giocare su tanti generi, dal fantastico allo storico, personalmente sto lavorando ad alcune idee da realizzare in altri territori regionali.

Come fuori regione hanno accolto We Folk e l’Abruzzo?

I canali web hanno avuto diverse visualizzazioni da tutto il mondo. Nei festival a cui abbiamo partecipato, il commento più frequente è stato che il nostro poteva essere considerato un nuovo format in cui documentario e fiction diventano altro. Nelle proiezioni abbiamo potuto osservare lo stupore dello spettatore nello scoprire cosa può offrire questa regione poco raccontata, quindi anche la voglia di venire finalmente a scoprirla.

Punti di forza e debolezza della regione visti dagli occhi di un regista.

Come ho già detto, a mio parere, l’Abruzzo ha un alto potenziale per offrire location diverse all’industria cinematografica e bassi costi per le possibili produzioni. Bisognerebbe avere la lungimiranza nel fare rete, facilitare l’arrivo di produzioni da fuori, ma anche per farle nascere direttamente sul territorio visto che le professionalità esistono. Investire in questo potrebbe portare nuovo sviluppo  legato ai mestieri del cinema e della pubblicità diffusa per il turismo locale.

Il problema è che l’idea di una film commission regionale non si riesce a realizzare per i singoli egoismi dei diversi territori e dei loro politici. A mio parere però il potenziale per fare c’è nonostante tutto.

Se ancora non hai avuto l’occasione di vedere “We Folk-Vado in Abruzzo” puoi trovarlo su facebook nella pagina “Tratturi e cammini” su VimeoYoutube

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