Storie dalla Storia

“Mamma, tu conosci la storia di Maja?”

17 Febbraio 2017

(foto di Dino D’Alessandro)

“Mamma tu conosci la storia di Maja? Oggi ce l’hanno raccontata a scuola”.

“Raccontamela tu amore”

“Maja era una dea bellissima che scappava dalla Frigia, un luogo lontano lontano dove suo figlio, un gigante anche lui bellissimo era stato colpito in una battaglia. Maja aveva trovato una zattera un po’ rotta, però riuscì ad attraversare il mare”.

“E dove è arrivata?”

“Ad Ortona, mamma. Ti rendi conto? Proprio qui in Abruzzo”

“E poi?”

“Poi è successo che suo figlio, il gigante bellissimo, stava proprio male. La sua mamma ha fatto il possibile per salvarlo, ha usato tutto il suo amore per farlo. Lo ha accompagnato fino al Gran Sasso mamma, dove sei stata pure tu. Lo hai visto?”.

“Forse amore, aiutami a riconoscerlo”

“Lui purtroppo è morto, allora Maja lo ha seppellito su una delle vette che, ha detto la maestra, possiamo vedere anche noi dal balcone. Siamo ad est noi mamma?”

“Si”

“Allora si vede sicuro, perché poi Maja girò in lungo e in largo sui monti, disperata, piangeva dei lacrimoni grossi grossi, più grossi dei miei. Morì anche lei per il dolore, e tutti i suoi amici e parenti più cari la raggiunsero per farla bella con dei vestiti leggeri, erbe, fiori, ori e ogni altro tipo di ricchezza. I suoi amici decisero di seppellirla di fronte a suo figlio, il gigante bellissimo, e scelsero la montagna che adesso è la nostra Majella. Ha detto la maestra che dopo aver guardato il Gran Sasso, se ci giriamo dall’altro lato, si vede proprio il corpo allungato di questa dea che guarda il mare che per un po’ li ha salvati”.

“Che storia triste”

“Addirittura, mamma, la maestra dice anche che in alcuni giorni si sentono ancora i suoi lamenti, poverina”.

“Allora, un giorno, andremo ad ascoltarli insieme per ricordarci che l’amore tra una madre e i suoi figli è imponente come le nostre montagne”.

“Ma le dee non erano immortali?”

Ci sono dolori che solo una metamorfosi può sedare regalando a noi uomini bellezze inesprimibili.

E’ questa la leggenda della Majella così come Tiziana me l’ha raccontata e così a voi la passo. Non ricordo di aver mai udito i lamenti di Maja, ma una cosa l’ho vista: il suo affascinante rossore al tramonto, che sia di inverno o d’estate; la sua bellezza adornata di rigogliosa flora, il suo calore di madre, perché dai tempi in cui questa leggenda si consumò per noi abruzzesi la Majella, chiamata così in suo onore, è la nostra Montagna Madre.

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