Stili di vita

Nel tunnel della letteratura “made in Abruzzo”

24 Ott 2016

No! Oggi, diversamente dagli ultimi quattro giorni, non mi sono preparata per andare al Festival delle Narrazioni pronta ad intervistare qualche nuovo e curioso autore. Ieri è stato l’ultimo giorno, un gran bell’ultimo giorno se così si possono definire le cose che finiscono. Il Festival delle Narrazioni si è chiuso, ma mi ha lasciata un bello strascico dentro di cose imparate, di bella gente, di realtà abruzzesi di cui non conoscevo l’esistenza.

E’ il caso di Rita Pasquali, maestra alle elementari e con tante cose da raccontare che non gli basta la parola, ha scelto la scrittura per dar libero sfogo a tutta la sua voglia di esprimersi. Il suo ultimo libro “In plenitudine” è uscito qualche tempo fa per Lupi Editore, la piccola casa editrice di base a Sulmona. E c’è Ezio Colanzi, apicoltore oltre che scrittore,  è questa la cosa che mi ha incuriosita di più. Colanzi ha scritto un libro sull’Abruzzo abbandonato da lui ri-scoperto su due ruote, un viaggio, una esplorazione in sella ad una bicicletta nei paesaggi selvaggi di questa meravigliosa regione.

Di Rita Pasquali e Ezio Colanzi sentirete presto parlare su Le Mille e un Abruzzo perché di persone che amano la loro terra così, tanto da scoprirla sotto due aspetti diversi tra loro ma allo stesso modo profondo, non posso proprio tacere.

Del Festival delle Narrazioni, oltre ad una bella pila di libri da leggere di poeti e scrittori che, mai me lo sarei aspettata, erano più imbarazzati di me durante le interviste, mi è rimasta “Vola vola” intonata in coro nella sala del Soul Kitchen da un Franco Arminio avvolto dal pubblico e sinceramente coinvolto dall’abruzzesità delle persone e dei luoghi. Ho promesso di impararla tutta e come si deve, mentre lui ha promesso di esplorare l’Abruzzo meglio di quanto abbia fatto fino ad ora partendo da Castrovalva, quel paesello accucciato  lungo una dorsale rocciosa come un cane appoggiato ai piedi del suo padrone, rilassato nel gustarsi il caldo del focolare.

Del Festival delle Narrazioni, poi, mi è rimasta l’ispirazione alla lettura e alla scrittura che ultimamente, come avevo confessato, mi aveva abbandonata. E’ bastata una chiave, quella giusta, per rimettere in moto la mia anima sensibile e risvegliare la bambina divora libri di un tempo, di nuovo caduta nel tunnel della letteratura, un tunnel dal quale, ahimè, non voglio più uscire.  A volte basta poco per ritrovarsi, un festival, un sorriso, la disponibilità all’ascolto, una parola, un cenno, un incontro, più incontri, il confronto.

Confronto…

Probabilmente di momenti così ne servono di più, ancora di più. Momenti che permettano di “ritrovare” non solo noi stessi, ma anche i nostri paesi che non sono solo mancanza di lavoro e disperazione, sono anche tante persone che credono al proprio territorio e stilano progetti su progetti per viverlo fino in fondo.

In questo senso la paesologia di Arminio potrà esserci molto utile, potremmo trovare in questa disciplina gli spunti per concretizzare  e migliorare la nostra terra tra “poesia e politica” come ha consigliato, perché l’una non può prescindere dall’altra. Vi consiglio di tenere sott’occhio il suo blog “Comunità provvisorie”.

Chiuso il Festival delle Narrazioni, per il nostro Abruzzo si apre un altro importante capitolo: l’Open Day Winter 2016 e il Sulmona International Film Festival. A breve su Le Mille e un Abruzzo.

Stay tuned.

E se anche voi condividete il mio pensiero, non esitate, condividete anche il post e ditemi la vostra.

 

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