L'intervista

Patrimonio arboreo, punti di forza e debolezza

28 Novembre 2015

A tu per tu con Kevin Cianfaglione, specialista e amante della natura

Botanico, ecologo, paesaggista e naturalista di estrazione biologica e agronomica; cresciuto tra i paesaggi montani e campestri dell’Abruzzo, Kevin Cianfaglione ha all’attivo un corposo curriculum eppure, nonostante i numerosi titoli di studio acquisiti, è in prima linea per difendere il patrimonio arboreo non solo regionale, ma di tutta Italia.
Ha collaborato con diverse università, istituzioni ed enti italiani e stranieri e ha contribuito alla redazione di video documentari tra i quali quelli per la trasmissione Geo&Geo di Rai3; è, inoltre, autore di diverse pubblicazioni.
Il motivo di un’intervista ad un professionista come lui è, semplicemente, quello di comprendere al meglio l’importanza di ciò che viene definito “patrimonio arboreo” andando ad analizzare lacune e criticità che, purtroppo, persistono ancora mettendolo seriamente a rischio.


Cosa s’intende per patrimonio arboreo e qual è la sua importanza?
Il patrimonio arboreo è l’insieme di alberi e loro formazioni la cui importanza è prioritaria per la biodiversità, per il territorio e per l’uomo. Troppo spesso questo patrimonio è dato per scontato o gestito male a causa dell’arroganza di amministrazioni pubbliche o di dirigenti di servizio che, pur non avendo vere competenze, credono di “sapere”. I risultati si vedono diffusamente sul territorio nazionale. Conseguenze peggiori provoca, poi, la speculazione per via delle biomasse, del legname da opera, di finanziamenti pubblici a progetto, o semplicemente per far lavorare qualche ditta ottenendo contentini. Visioni miopi o generalizzazioni erronee, inoltre, creano spesso equivoci poiché si sbaglia confondendo problematiche legate al verde urbano con quelle dei boschi e viceversa; oppure quelle colturali in contesti naturali, come possono essere le aree protette. E’ necessario fare distinzioni tra alberi nel verde urbano, nella campagna, o nei boschi. In città non si può sperare che gli alberi siano sempre eterni, ma dovrebbero essere sostituiti gradualmente nei punti sensibili, prima che possano trasformarsi in un problema. I boschi, invece, sono spesso ridotti male, con una struttura brutta, costretti ad essere più dei grossi cespuglietti che non dei veri boschi. Ciò a causa dei tagli eccessivi o del fatto che sono troppo giovani. Tuttavia c’è un fattore positivo, ossia la loro tendenza a ri-espandersi nei loro luoghi d’origine, a seguito dell’abbandono.

Quali sono le specie a rischio di estinzione sul nostro territorio e cosa comporterebbe la loro scomparsa?
Al momento non ci sono specie legnose particolarmente a rischio in Italia. Le specie, o le sub specie, e le varietà più sensibili sono per forza di cose quelle meno presenti o quelle endemiche. Localmente abbiamo estinto o stiamo perdendo varie specie legnose, e spesso neanche ce ne accorgiamo. Anche tra le antiche varietà coltivate tradizionalmente rischiamo di perdere genotipi molto importanti, ma in questo caso le cause possono essere diverse. In primis c’è la cementificazione, il cambio di destinazione d’uso dei terreni, il cambio colturale, la speculazione agronomica, le politiche agronomiche ed i finanziamenti pubblici che hanno giocato un ruolo essenziale, così come lo gioca anche la deforestazione, riducendo le migliori superfici coltivabili. Le antiche cultivar poi, spesso sono state abbandonate o sostituite da nuove varietà, più adatte ai mercati internazionali, istigando verso coltivazioni sempre più meccanizzate, estensive e intensive, badando poco alla qualità organolettica dei prodotti, ma più alla loro conservabilità, manipolazione e trasportabilità.
In ambito naturale ci sono alcune formazioni arboree (boschi) che sono molto minacciate, quelle più delicate, come i boschi di pianura dei fondovalle, quelli delle rive dei fiumi, quelli delle paludi, oggi spariti o ridotti in frammenti residuali. Anche le formazioni legnose sul limite del bosco, in alta montagna, sono state ridotte ai minimi termini. I boschi culturali come le pinete di rimboschimento, inoltre, rischiano di essere eliminate a causa di scelte sommarie, molto demagogiche.

Cosa è necessario fare?
Abbiamo bisogno di tutelare porzioni rappresentative e congrue di territorio naturale affinché rimanga tale e possa, col tempo, aumentare di qualità mediante le dinamiche ecologiche naturali. Dobbiamo, inoltre, tutelare piccole porzioni di formazioni secondarie quali paesaggi agricoli tradizionali, praterie secondarie e pinete, solo per nominarne alcuni. Spesso si sente dire che i boschi stanno invadendo i pascoli e i terreni coltivati, in realtà il bosco torna dove era e dove dovrebbe essere, a seguito dell’abbandono di terreni poco produttivi o scomodi, mentre quelli più adatti all’agricoltura vengono distrutti dal cemento e dall’urbanizzazione, ed è questo il vero problema.

Ci sono alberi che vale la pena “onorare” di una visita più di altri?
Gli alberi sono tutti da vedere, ancor più i boschi che, nonostante tutto, sono magnifici e ci danno tante sorprese in ogni stagione meritando maggior rispetto e tutele. Le aree protette dovrebbero prevedere, o impegnarsi maggiormente, ad istituire e acquistare aree adeguate e rappresentative dove l’ambiente venga tutelato lasciando maturare i boschi al massimo, secondo dinamiche naturali. In Italia, invece, nelle aree protette si assiste a dinamiche assurde, come quella di non poter eliminare un animale esotico e dannoso, o raccogliere piante tipiche, ma si può tranquillamente disboscare un intero versante o monte perfino per costruirvi su qualcosa, anche con fondi pubblici.

Si sta facendo già qualcosa per tutelare questo patrimonio?
Esistono molte iniziative per tutelare i grandi alberi, anche se spesso sono inefficaci e inefficienti. Moltissime sono quelle spontanee portate avanti per proteggere gli alberi urbani dai tagli e dalle potature esagerate. Troppo poco, o nulla, si fa, invece, per tutelare i boschi nelle aree naturali. Esistono leggi molto strumentali, o estremamente sbagliate, accanto a leggi meglio fatte ma che non vengono attuate. I controlli sono scarsissimi e si cerca sempre più di esautorare la Forestale dal controllo dei boschi e del taglio, rendendo il loro lavoro arduo. In Basilicata la mafia delle biomasse forestali ha persino sparato contro la Forestale che portava avanti controlli costanti. Scarsi controlli e pene irrisorie agevolano, quindi, il taglio abusivo o esagerato delle piante, agevolano gli incendiari e gli speculatori. La distruzione delle nostre foreste, ormai è spesso un atto sistemico, voluto, programmato, potremmo dire quasi “di Stato”. Anche sulle strade si eliminano con facilità gli alberi o li si tratta quasi come se si cercasse di farli morire, senza quasi mai sostituirli, eliminando ecosistemi, corridoi ecologici e paesaggi molto importanti.

Un dono da tutelare, insomma, e per cui combattere difendendolo dagli “insensibili” con le unghia e con i denti. La lotta parte nel piccolo, dal quotidiano, iniziando a rispettare la natura, tutta, e invogliando chi ci sta intorno a farlo insieme a noi. Su questo mondo siamo solo di passaggio, è nostro dovere cercare di mantenerlo al meglio per la vita che verrà. 

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