Adventure Space

Pettorano sul Gizio, portatore sano di tanta storia

9 Agosto 2016

A volte mi preoccupo a pensare che a forza di scrivere di luoghi essi cominceranno a scarseggiare. Niente di più sbagliato perché, nonostante i vari impegni non mi permettano di raggiungerli tutti e subito, continuo a trovare continua ispirazione nelle immediate vicinanze. La Riserva regionale Monte Genzana –Alto Gizio a Pettorano è uno di questi.

L’occasione per andare a scoprirla è stata l’uscita con i Piccoli Esploratori, progetto che sto portando avanti con l’associazione Adventure Space. L’idea di raggiungere la sorgente del fiume Gizio il più delle volte inaccessibile, è stato il motore dell’uscita. Protetta dalla galleria costruita dal consorzio acquedottistico della Saca, con i suoi 10 mila litri di acqua al secondo, rifornisce buona parte della Valle Peligna. Attraversando il tunnel per 200pettorano, parco archeologico industriale metri siamo arrivati nel cuore della terra (i 7 gradi centigradi lo dimostrano)per far capire ai bambini cos’è una vera sorgente. La meraviglia negli occhi ha dimostrato che ci si può sorprendere sempre.

Pettorano è un luogo pieno di queste meraviglie. Lo è il Parco di Archeologia Industriale. Non una serie di capannoni grigi brutti e vuoti come se ne vedono tanti (orribile dono ai posteri), ma il cuore artigianale della Pettorano che fu. Più a valle della sorgente, lungo il fiume, sorgono una serie di antichi mulini utilizzati per lavorare il rame, macinare la farina ecc…

Il signor Erminio Trombetta, arzillo ultra ottant’enne, mi ha raccontato come funzionava la rameria e la sua produzione di conche ed ogni altro utensile di uso quotidiano. Nascevano da un meticoloso lavorio di acqua e fuoco necessari per modellare i metalli. In questo caso per dar loro una forma si utilizzavano una sorta di stampini che venivano inseriti sotto una pressa in movimento grazie alla forza del fiume.

Ad oggi i mulini ristrutturati sono quattro, ma i resti di queste strutture sono numerosi, lasciando immaginare quanto fiorente potesse essere questa zona nel passato e quanta importanza avesse la possibilità di poterli utilizzare. Ne è un esempio la lotta diplomatica e politica per la costruzione di un mulino indipendente da quelpettorano sul gizio, castello cantelmolo feudale, all’epoca dei Cantelmo l’unico esistente. Così anche la facoltosa famiglia De Stephanis, cavalcando l’onda della rivoluzione francese, costruì il suo, ma per la povera gente il problema rimaneva lo stesso: pagare a caro prezzo il suo utilizzo. Così sorse quello comunale e così via. Ora di quelle fiorenti attività restano le tracce, immerse in un parco, tra l’altro, naturalisticamente rilevante.

Tra i Borghi più Belli d’Italia, Pettorano non delude neanche nel suo centro storico con il castello Cantelmo, spesso sede di numerose mostre, e le viuzze che dal complesso conducono alla piazza principale, terrazza sull’intera riserva e perla del paese con la sua fontana del XVII secolo, il palazzo ducale (oggi sede del municipio), le numerose chiese, le porte di accesso e i tanti palazzi storici.

Non basta molto per capire come il paese sia un portatore sano di tanta storia da scoprire e di una forte tradizione gastronomica. Famosa la polenta rognosa , protagonista, tra l’altro, di una sagra che si svolge ogni 6 gennaio.

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