L'intervista

PineCube: tra arte e natura, un “acquario” sulla Valle Cerreto

19 Gennaio 2017

Ho sentito parlare la prima volta del PineCube qualche anno fa. L’ho immaginato immediatamente come un luogo fuori dal comune immerso nella straordinarietà della natura. Qualche tempo dopo ne ho sentito parlare ancora ed ancora, ho letto del PineCube su alcune riviste specializzate e l’ho sbirciato sul sito ufficiale. La sua semplicità si accompagna, senza alcun dubbio, ad un’anima che, evidentemente, i suoi progettisti (ADAMstudio11) hanno saputo estrapolare, forti anche del paesaggio circostante, la Valle Cerreto nel comune di Campo di Giove (Aq). Unico nel suo genere, almeno in Italia, il PineCube non è solo un luogo fisico, ma anche e soprattutto un luogo della mente dove la natura cede il passo all’arte e viceversa. Ad ammetterlo è William Santoleri, il proprietario e colui che ha creduto da sempre al progetto partendo dalla prima bozza disegnata insieme a Francesca Consigli. A proposito del connubio arte-natura ha sottolineato: “Mi occupo professionalmente di Arte e di Montagna, ho una formazione universitaria storico-artistica ed una professionale di montagna, e negli ultimi anni la ricerca artistica si è indirizzata verso il lato artistico del camminare e del conoscere (e conoscersi), attraverso il gesto del cammino”. Nulla da perdonare, anzi… E’ così che oggi il PineCube ospita numerose attività messe in campo da Majellatrekking, società di guide capitanate da Santoleri in persona.

 

Pine Cube. Qual è il “sogno” che ha dato vita a questo progetto e come nel tempo si è concretizzato?

E’ un progetto nato da un’idea del 2002.  Il desiderio di avere (possedere) un posto dove sostare per guardare la valle, la luce che cambia, gli animali etc. senza i disagi del bivacco all’aperto. Avere una “stanza” confortevole in mezzo ad una delle valli più belle della Majella. Poi, senza scendere nel mondo della fantasia credo, anzi sento, che quel particolare punto della valle abbia un’energia positiva, assolutamente benefica per me, una fonte a cui attingo “acqua” ogni volta che ho sete.

Il percorso completo, dall’idea alla realizzazione, è durato 10 anni. Il nome è stato deciso sulla metropolitana di New York nel 2011. Completamente autofinanziato, spesso anche osteggiato.

Cosa rappresenta?

Un peace maker, un acquario dentro cui immergersi per osservare l’esterno, un rifugio -dello spirito prima di tutto- ma anche uno studio all’aperto dove progettare nuovi lavori artistici e dove meditare, un pensatoio.

E per gli ospiti che aderiscono alle vostre proposte?

Da quello che mi dicono, credo che sia la stessa cosa anche per gli ospiti.

Quali sono le emozioni che trasmette il Pine Cube?

Serenità, equilibrio, pace. Ma è soggettivo e consiglio una visita di persona. E’ difficile da descrivere.

“Luogo di meditazione della e nella natura”. Come la sua presenza ha portato benefici sul territorio limitrofo?

Ha fatto parlare molto di Campo di Giove e della Majella, il primo articolo del 2012 è stato una pagina intera sul Sunday Times. Poi se ne è parlato molto in altri giornali. Ma non può essere un veicolo trainante per un territorio, è una gemma, tra le molte, che dovrebbe spingere a visitare l’Abruzzo. Una perla nascosta e riservata a pochi, raffinati e selezionati estimatori. Non ho mai pensato al PineCube come ad un “investimento economico”. Un investimento sentimentale forse.

Parliamo di turismo in Abruzzo perché il PineCube è anche questo: cosa c’è nell’Abruzzo montano e come possiamo trasmetterlo?

L’Abruzzo montano è un paradiso dove fermarsi a prendere fiato durante il cammino sentendo soltanto il vento tra i rami di un pino, dove si può percepire l’ombra di un lupo che scivola al margine di una radura in un bosco di faggi, e molto altro ancora. Abbiamo questo e dobbiamo tutelarlo come il tesoro più grande del mondo. Se a questo sostituiremo il rumore di comitive chilometriche di gitanti chiassosi ed impreparati soltanto per poter ottenere qualche  “like” in più avremo perso la scommessa. E soprattutto perderemo tutto quello che abbiamo.

Il PineCube, oltre tutto il resto, è una risposta alternativa  (concreta e tangibile) alla massificazione e volgarizzazione del turismo montano. Una “scatola” che non ha senso ingrandire o replicare. E’ quello che è, ed ha senso per questo. L’alternativa sarebbe un condominio.

Quali sono le carenze che, secondo voi, rendono l’Abruzzo ancora la “Cenerentola d’Italia”?

Arretratezza culturale, purtroppo storica (l’Abruzzo per secoli è stato il “confine del regno”) ed incapacità assoluta di lavorare in rete, anche questa di matrice antichissima.

Come invertire la rotta?

Studiare, leggere e viaggiare molto. Investendo in queste tre attività tempo, fatica e denaro.

Campo di Giove è diventata nota per il wildlife watching, è anche merito vostro?

Si è opera nostra, ma abbiamo soltanto reso noto quello che ci è toccato in dote. Dopo anni di attività escursionistiche dedicate all’osservazione della fauna abbiamo capito che il territorio di Campo di Giove  e Cansano è uno dei migliori, d’Abruzzo e forse d’Italia, per l’osservazione di mammiferi di grossa mole. Da questo è nato un progetto PIT finanziato dalla Provincia dell’Aquila e dai Comuni di Campo di Giove e Cansano. 

Per chiudere. Il Pine Cube è…

Un sogno che ancora adesso spesso non mi sembra possibile. Un luogo -fisico e spirituale- dove è possibile rivivere ogni giorno la gioia incantata che tutti abbiamo avuto da bambini. 

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