Eventi e tradizioni

Questione di cesti, al centro Cares una domenica di intrecci

27 Gennaio 2017

Ordito e trama. L’intreccio come metafora di vita, senza l’uno non esisterebbe l’altro e come potrebbe. Come potrebbe crearsi un cesto vero e proprio? Da sempre, qui in Abruzzo come in altre terre, il cesto era il mezzo grazie al quale era possibile trasportare oggetti e vivande. Lo ricordo personalmente nella vecchia cantina di mia nonna, appeso ad un grosso chiodo di ferro, oggi lo utilizzo nella raccolta di quelle poche erbe che conosco e, qualche volta, anche per confezionare gli assai noti cesti natalizi, fa il suo effetto.

Ebbene, oggi, nell’ambito della rubrica di Le Mille e un Abruzzo dedicata agli eventi e alle tradizioni, voglio segnalare un appuntamento davvero interessante che ripercorre, ovviamente, le nostre vecchie usanze. Affinché i cesti non rimangano solo un ricordo sbiadito nel tempo, l’associazione Movimento Zoè ha organizzato per domenica 29 gennaio un laboratorio di intreccio (dalle 9 alle 18), presso il centro C.A.R.E.S., luogo patrocinato dal Parco Nazionale della Majella e situato, per l’appunto, all’interno dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, sede operativa dell’Ente.

Ma cosa vuol dire C.A.R.E.S. e di cosa si occupa Movimento Zoè?

Innanzitutto la sigla sta per Centro Aggregazione Ruralità Eco Sostenibile, ossia il campo di lavoro che l’associazione, è proprio il caso di dirlo, coltiva da tempo.

Come?

Valorizzando le risorse rurali sia tradizionali che innovative. Non per nulla domenica si partirà dal laboratorio di intreccio condotto dal mastro cestaio Francesco D’Ingiulo, ma altri seguiranno come quello dell’autoproduzione di prodotti cosmetici, birra e miele. Autoproduzione? Si proprio quella, l’unica in grado, almeno a mio parere, di toglierci di dosso quell’orribile cappa consumistica che ci opprime, quel se non copri non hai. Qui, invece, si può avere facendo da sé, il che si traduce anche in una soddisfazione tutta personale nel prendersi cura di se stessi, del pianeta che ci ospita e, perché no, anche prendere al volo l’occasione per un ritorno alla socialità e condivisione.

Una sensibile questione, ai tempi dei social network, che andrebbe riflettuta maggiormente. Ad esempio il laboratorio d’intreccio, per Caterina Palmucci, parte attiva di Movimento Zoè, rappresenta “Un incontro conviviale, una necessità archetipica dell’essere umano che, nelle zone rurali, in passato, avveniva costantemente”. Oggi ovviamente questi momenti si sono persi complice, probabilmente, anche un accresciuto individualismo.

Alle vecchie usanze, nonostante spesso risultino essere vincenti rispetto alle nuove, non tutti sono disposti a tornare, io stessa mi ritrovo in contrasto con gli altri e a volte, ahimè, anche con me stessa e le mie abitudini. E tu cosa ne pensi a riguardo: saresti disposta/o a fare qualche passetto indietro e, se si, a cosa non rinunceresti mai?

 

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply