Girovagando

Roccascalegna: il castello dei racconti, il paese dei maritozzi

28 Set 2016

Mancanza di stimoli o anche per me si avvicina il letargo? Fatto sta che ultimamente di scrivere mi va poco. Non so rispondere, ma il campanello è suonato e quindi, altolà, metto una pezza.

Così qualche giorno fa, presa da una gran voglia di vivere un po’ di magia, meglio se in costume e con qualche scenario abruzzese mi sono buttata sul cinema, uno stimolo per me, e ho scelto  “Il racconto dei racconti” del regista italiano Matteo Garrone.

Tra gli scenari prescelti, appunto, c’è il castello medievale di Roccascalegna (Ch), che sorge su di uno sperone roccioso, il ché fa già buona parte del lavoro nel rendere questo luogo di un fascino senza tempo e, soprattutto, non banale. Di fronte a queste creazioni fatte a mano viva dall’uomo non posso far altro che chiedermi quante gocce di sudore siano servite a renderle tali, quanta fatica è costata, quante lacrime versate, imprecazioni a cuore aperto per far giungere a noi complessi di tale fattezza. Umilmente ringrazio.

Roccascalegna

torretta quadrata

Il castello si apre allo sguardo non appena si raggiunge il paese, inizialmente solo la Torre quadrata posta proprio all’apice della roccia e poi, pian piano, sia girando da un lato che dall’altro, l’intera struttura conquista la sua totalità. Attraversando la parte nuova dell’abitato si raggiunge il borgo medievale, un assaggio di viuzze e casette che accompagnano il “viandante” del 2000, quello 2.0, ovviamente, con smartphone alla mano. E via su verso la meta passando per la chiesa di San Pietro, a destra un belvedere fa da trampolino sul meraviglioso panorama che si apre tutto intorno.

vista sulla chiesa di San Pietro

vista sulla chiesa di San Pietro

Inerpicandosi lungo la difficoltosa scalinata si entra finalmente nel castello vero e proprio. Quello noto per il suo barone Corvo dei Corvi e lo ius primae noctis che ristabilì fino a quando, narra la leggenda, un novello sposo si sostituì alla sua amata e del barone non restò  che la mano sanguinante su di un muro della sua stanza. Sembra che nessuno sia riuscita a lavarla via nonostante nei secoli ci abbiano provato in tanti. Nel 1940 la torre crollò.

Nel film di Garrone, invece, è un’avida vecchia, che si fa credere giovane nel buio della notte, a farsi beffe del signorotto di turno (interpretato da Vincent Cassel) strappandogli una notte d’amore, ma il sole del mattino fa luce sull’inganno e l’anziana viene fatta volare giù dalla torre per mano delle guardie.

Storie sanguinose.

Tornando all’interno dei giorni nostri, ci sono ancora costruzioni che rendono bene la storia: le vecchie carceri, la stanza delle torture dove ho preferito non stazionare molto, la torre con tanto di originale solaio in canne di fiume e gesso e i percorsi panoramici che si aprono da un lato all’altro della struttura.

A Roccascalegna un’altra tappa obbligata, che mi ha sorpreso, è l’Antico Forno del Barone. Da vegetariana non ho pensato minimamente di assaggiare il tipico pane porchettato, a voi l’onore, ma ai deliziosi e morbidi maritozzi non ho proprio resistito. Sono in assoluto uno dei dolciumi più buoni che abbia mai magiato, di una semplicità folgorante. Ahimé sono stati sbranati ancor prima di riuscire a fotografarli.

panoramica

panoramica

E va da se che tra scenari naturalistici mozzafiato, complessi arhcitettonici di indubbio fascino e l’immancabile ottima gastronomia, mi sono emozionata tanto da vere il cuore a mille ed il sorriso stampato sulla bocca ancor prima di arrivare, semplicemente nello scorgere lungo la strada le prime indicazioni del castello dei racconti, luogo di storie, leggende e magia.

Luogo d’ispirazione.

 

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