Stili di vita

“Se tutti vanno via qui chi ci rimane?”. L’àncora di Annalisa Mastrogiuseppe sono Le Favole di Gaia

1 aprile 2017

Riuscire a carpire l’essenza di Annalisa Mastrogiuseppe è cosa assai difficile. Lei è un fiume in piena di convinzioni, sogni, idee e cose concrete, un fiume nel quale è facile lasciarsi cullare mentre ti trasporta in una direzione, quella si che è chiara ed è la sua azienda agricola: Le Favole di Gaia a Pratola Peligna.

Già in passato avevo avuto modo di conoscere questa piccola e genuina realtà portata avanti con dedizione dal papà Mauro il quale, a sua volta, non ha fatto altro che concretizzare il sogno di bambino che ora si è tramandato di padre in figlia.

Ciò che mi ha incuriosito delle Favole di Gaia è il progetto “Adotta un solco”, partito grazie ai gruppi d’acquisto locali un paio

Mauro Mastrogiuseppe

di anni fa e che ora viaggia con le proprie gambe, a dimostrarlo sono una cinquantina di “adozioni” arrivate un po’ da tutta la regione. In pratica si adotta un solco, si semina ciò che si preferisce, Le Favole di Gaia si prende cura delle piantine, biologicamente parlando, e il “genitore” si presenta di persona a raccoglierne i frutti. “Adotta un solco” non è solo un pezzo di terra e degli ortaggi, ma si è trasformato in una comunità attraverso diversi incontri informativi, conoscitivi e culinari.

Dunque papà Mastrogiuseppe ha dato il “la” all’azienda, Annalisa nel frattempo ha deciso di migliorare le sue competenze studiando Lingue all’università, ben consapevole che questo ambito disciplinare avrebbe potuto dare un valore aggiunto al progetto di padre e figlia. In effetti non si è sbagliata poiché i prodotti provenienti da questo angolo di Valle Peligna raggiungono diverse destinazioni anche oltre confine. Annalisa, inoltre, punta a fare della sua azienda un laboratorio a tutto tondo fondendo le attività prettamente rurali con quelle più creative e culturali. Ai laboratori dedicati agli alunni delle scuole si affiancheranno nel tempo tutta un’altra serie di iniziative. Conciliare passioni e lavoro è l’unico obiettivo e farlo sul territorio è una scelta.

E qui arriviamo al dunque, perché quello che mi interessa in questo articolo è, si, parlare di una bella realtà imprenditoriale della Valle Peligna, ma soprattutto di farlo dando risalto proprio ad Annalisa perché durante il suo post-laurea non sono mancate le proposte di lavoro all’estero, la sua scelta è stata restare qui in Abruzzo:

“Se tutti vanno via qui chi ci rimane?”.

“Se non hai la convinzione di andare avanti, se non ci credi, diventa impossibile creare qualcosa. E’ difficile, ma con l’impegno le risposte arrivano. Se ci sbatti la testa, le persone le raggiungi. Dobbiamo riprendere in mano il territorio e ritrasmetterlo con nuove formule”.

“Più in là vorrei girare il mondo, ma per trasmettere il mio lavoro attraverso laboratori e workshop”.

(Di solito i discorsi diretti non li elenco, ma qui ci sono tre massime su cui riflettere)

Nel frattempo, come anticipato, a viaggiare sono le conserve che oltre ai prodotti della terra vogliono trasmettere un messaggio di gusto, tipicità e genuinità. “Non possiamo prescindere da questa trilogia” evidenzia Annalisa.

Tra le creazioni de Le Favole di Gaia che ricordo più con affetto, ci sono i fichi canditi ottenuti partendo da una varietà purtroppo in via d’estinzione, si tratta del fico pacentrano, più piccolo rispetto al fico comune, ma che preserva un gusto delirante. Io le ho abbinate con una cheese cake total Abruzzo: biscotti pan di zenzero e formaggio fresco dei pascoli anversani. Comunque… E’ anche per la conservazione di tale varietà locale che questa azienda si è aggiudicato il titolo di “Azienda custode del Parco”. Non solo. Ora, da una collaborazione, è nato anche il progetto di preservazione di alcuni semi antichi a Corfinio.

E a me parlare di queste realtà piace tanto. Se avete, quindi, qualche storia da segnalarmi fatelo su info@lemilleeunabruzzo.com.

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