Coccoliamo il palato

Solina for breakfast

12 Dic 2015

Io il pane me lo faccio da sola. Probabilmente quando ne parlo in giro mi prendono per sfigata o per una radical chic o ancora per una che vuole ostentare il suo stile di vita un po’ diverso, retrò. Invece no. Io il pane me lo faccio da sola perché mi diverte, perché mi ci affeziono e perciò non lo spreco, perché è più buono e gustoso, soprattutto grazie alla farina di solina. Ma che cos’è?

La solina è un grano tenero molto antico, ci sono documenti del 1500 che ne testimoniano la presenza già in quel periodo, è  tipico dell’Abruzzo dell’entroterra e, nello specifico, del versante aquilano del Gran Sasso anche se oggi viene coltivato anche alle pendici della Majella.  E’ un grano che abbiamo rischiato di perdere in passato, catastrofe fortunatamente evitata grazie alla lungimiranza di qualche buon coltivatore che ne ha carpito il potenziale e che, intestardendosi e contrapponendosi alle più abbiette leggi commerciali, ha deciso di puntare su questo cereale tipico delle zone di montagna, adatto, quindi, a resistere a condizioni metereologiche al limite e che contemplano anche le ben note gelate invernali, pensare che cresce al meglio tra i 600 e i 1400 metri.
La solina, inoltre, è un frumento in grado di resistere anche agli attacchi dei più diffusi parassiti animali e vegetali, di conseguenza non richiede l’uso di sostanze chimiche agevolando la coltivazione biologica.
Nonostante la costanza produttiva, le sue caratteristiche, in realtà, sono il motivo per il quale in passato ci si è allontanati da questa coltivazione. In effetti i raccolti sono scarsi,  non ricordo bene la proporzione, ma pare che del seminato se ne raccoglie circa un terzo. Motivo per cui il prezzo di vendita lievita talmente tanto da renderlo quasi un “tabù” per la maggior parte delle tasche. Evitando spese inutili, però, o acquistandolo direttamente ai coltivatori, la solina diventa più accessibile.
Da un po’ di anni a questa parte, poi, si sta facendo una gran promozione del grano solina e si moltiplicano gli eventi enogastronomici in cui i prodotti ottenuti con la sua farina la fanno da padroni. Non è un caso se mentre preparo questo articolo, sulla rubrica “Paesi e paesaggi…” di Striscia la Notizia sta passando un video in cui protagonista è la solina e il territorio abruzzese, partendo da Guardiagrele, borgo medievale in provincia di Chieti. Ecco il link
Il grano di solina, molto malleabile, è particolarmente adatto per pane e pasta (io lo uso anche per i dolci) ai quali dona un sapore diverso dal solito grano, rustico, e un aroma decisamente straordinario.
Vi lascio qui due semplici ricette salva colazione, il pasto più importante per me: il pane con un filo di marmellata e il ciambellone di solina sono davvero dei toccasana per l’umore.
Che resta da dire? Solina for breakfast!
Pane di solina con lievito madre

Per 300 grammi di farina occorrono all’incirca 150 grammi di lievito madre già rinfrescato, io però tendo ad usarne sempre qualche grammo in meno. C’è da dire che la farina di solina si sposa bene anche con altre, il pane che faccio io, infatti, è un mix di farine. In pratica su 1 chilo utilizzo 500 gr di solina, 200 gr di farro o ceci, 100 integrale e 100 di farina 0. Faccio in questo modo: prendo il lievito, lo metto in una casseruola e ci butto dento la farina con un po’ di sale, l’olio (che si potrebbe anche evitare), un cucchiaino di zucchero di canna e poi inizio ad impastare con l’aiuto di acpane di solinaqua tiepida fino a quando l’impasto non risulta più appiccicoso alle mani. Il quantitativo dell’acqua è per me automatico, nel senso che diluisco l’impasto pian piano. Se l’impasto resta troppo morbido e appiccicoso aggiungo farina, al contrario se è troppo duro aggiungo altra acqua. Il trucco, tuttavia, resta la fase in cui si ammassa l’impasto che deve durare almeno un quarto d’ora. A questo punto prendo l’impasto e lo metto in un test da forno infarinato, ne tagliuzzo la superficie (a croce o linee parallele), e lo lascio riposare per almeno quattro ore in un luogo riparato, l’ideale è il forno spento. Successivamente metto l’impasto ricresciuto nel forno preriscaldato a 200 gradi e dopo 5-10 minuti diminuisco la temperatura a 180. Sono necessari circa 50 minuti per la cottura, ma io mi regolo controllando la croccantezza della crosta, quando è dura il pane è pronto. Manca il filo di marmellata ora, meglio se fatta in casa

Ciambellone di solina con yogurt e cioccolato fondente

Su 350 grammi di farina totale qui uso fare un mix tra solina e ceci, la prima sempre in proporzioni maggiori. Quindi oltre alla farina sono necessarie 3 uova da montare con 250 grammi di zucchero di canna, poi aggiungo l’olio di semi di girasole (poco meno di mezzo bicchiere) e lo yogurt continuando ad amalgamare l’impasto manualmente con un cucchiaio. Successivamente aggiungo la farina, con lievito vanigliato e un pizzico di sale, facendola cadere da un setaccio per evitare grumi e, solo alla fine, aggiungo i pezzettini di un buon cioccolato fondente precedentemente sminuzzati. Per la cottura uso la pentola fornetto, un dono preziosissimo di mia nonna. La pentola va oliata e infarinata, si aggiunge l’impasto, si chiude il coperchio e la si mette sul fornello più piccolo del piano gas, al massimo della sua potenza nei primi cinque minuti e al minimo per i restati 50 minuti, ma il ciambellone viene benissimo anche se cotto a forno. E questa qui è la seconda soluzione per Solina for breakfast.

 

 

 

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply