Racconto di uno scatto

Storia e storie della presentosa, abruzzese doc

7 Giugno 2016

Da bambina la osservavo appesa al collo di mia zia in tutto il suo accecante splendore, la ammiravo estasiata. Quel gran gioiello a forma di stella mi attirava parecchio, soprattutto quei ghirigori che la riempivano formando dei giochi dinamici che a guardarli quasi mi ci perdevo. L’avevo desiderata tanto la “presentosa”, ma non ne conoscevo il significato né l’importanza nella tradizione abruzzese. Talmente l’ho desiderata che un giorno me la sono ritrovata al collo, è stato un dono anche per me, e che poi certe relazioni passano è tutta un’altra storia, quel che conta è che un gioiello resta e quel che conta per me è che quel gioiello è abruzzese doc, tutto il resto è noia.

Ne parlò anche Gabriele D’Annunzio, tanto abruzzese anche lui, nel suo “Il trionfo della morte” e pare che proprio grazie a questo scritto si sia diffusa la sua conoscenza in tutta Italia proclamandone definitivamente il nome “presentosa” appunto, che deriva da dono, presente, quello fatto in occasione  di un fidanzamento solitamente dai genitori dello sposo alla sposa o, addirittura, dalla presunzione delle donne che la mettevano in bella mostra durante le feste di paese. Ad un cuore, due, uniti dalla mezzaluna, con la colomba o una nave, la teoria che vuole i simboli al suo interno legati allo status di donna in età da marito, fidanzata o sposata, va per la maggiore, anche se ultimamente è stata screditata.

Non si sa bene quando i primi ciondoli iniziarono ad esser fabbricati, certo è che si hanno le prime tracce intorno agli inizi dell’800 in Abruzzo (da alcuni documenti che elencavano la dote di una sposa) dove venivano fabbricati ad Agnone, che prima era parte della regione, e Guardiagrele da dove è partita negli anni ’90 una rivalorizzazione del gioiello che, tra l’altro, era diffuso anche in buona parte dell’Italia meridionale grazie alla transumanza. La tradizione orafa era, inoltre, molto forte anche a Sulmona, Scanno e Pescocostanzo dove resta ben salda l’artigianalità degli orafi nel creare questi preziosi, anche con qualche piccola variante per stare al passo con i tempi.

La foto è quella che ho scattato in occasione della “Notte dei Musei” il maggio scorso al museo civico dell’Annunziata di Sulmona dove sono esposti i costumi tipici di alcuni paesi abruzzesi. L’abito tradizionale di Scanno era valorizzato proprio dalla presentosa e, come quando ero bambina e la vedevo splendere sul petto di mia zia, sono rimasta affascinata, di nuovo totalmente presa da questo monile che oltre a raccontare l’Abruzzo evoca parte della mia storia.

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