Girovagando

Una domenica in verticale

2 Novembre 2015

Andare oltre, oltre se stesso, oltre i soliti punti di vista, guardare il mondo dall’alto e umilmente ringraziare. E’ questa, per me, l’arrampicata e su roccia l’energia di Madre Terra dona una certa grinta in più.

Dopo dieci anni, tornare ad arrampicare all’esterno fa uno strano effetto, un misto tra timore e “spacco tutto”. La mèta prescelta è la vicina Castelvecchio Subequo dove ci sono falesie tra il 5° ed il 7° grado di difficoltà, insomma, ce n’è un po’ per tutti i gusti.
Da Castelvecchio paese si prosegue in direzione Castel di Ieri, all’altezza dell’incrocio con Gagliano Aterno ci si ritrova una stradina sterrata sulla sinistra riconoscibile anche grazie ad una fontana. Beh, una volta svoltati si prosegue per qualche minuto fino ad arrivare ad uno spiazzo dove si possono liberamente abbandonare per qualche ora le proprie auto. E’ accanto al parcheggio che si trova la prima parete  con percorsi di vari livelli, mentre se da lì si intraprende il piccolo sentiero di fronte ci si inerpica sulla roccia che conduce alla seconda falesia, più ricca di percorsi.

In una tranquilla domenica di ottobre mi ritrovo così a guardare Castelvecchio (dove tra l’altro lavoro da qualche mese) da un punto di vista completamente diverso. Senza voci, senza musica, senza polemiche, il paese lo si vede adagiato su un colle con la magnificenza del Sirente avvolto dall’autunno. Uno spettacolo da togliere il fiato, soprattutto con la soddisfazione di aver raggiunto il “top”, il traguardo in gergo climbing.

20151018_113433

Sotto di me c’è il vuoto, anzi l’infinito, o meglio ancora: quell’oltre che vado disperatamente cercando.

Una scarica mi attraversa il corpo e riscendo decisa a scalare il più possibile e tentare, tentare anche ciò per cui non sono ancora pronta, mi fido della mia squadra. A fine giornata non ho nessuna voglia di separarmi dalla roccia, la saluto toccandola ancora una volta e con la voglia di abbracciarla presto, è lei il mio elemento, ma una cioccolata calda potrebbe rincuorarmi, almeno per il momento.

Qualcosina su Castelvecchio: è un paese della Valle Subequana che, nonostante le sue scarse mille anime, ricopre il ruolo di capoluogo. E’ mèta degli amanti dell’arrampicata, ma non solo. Tra le sue peculiarità c’è il culto di San Francesco che passò di qui  nel 1216 seguito, sul finire dello stesso secolo, da Celestino V, il Papa

che fece per viltade il gran rifiuto.

Essere sulla via francigena, quindi, lega la popolazione a questa figura celebrata due volte l’anno, in meno di un mese, tra settembre ed ottobre. La chiesa dedicata a San Francesco risale alla fine del 1200, è imponente ed è tutt’uno con il convento dei frati. Notevole è il chiostro.

Passando “sotto le finestre”, cioè la parte dell’edificio che dà sulla strada principale, nel primo periodo che frequentavo il paese, mi è capitato di assistere indirettamente ad uno degli esorcismi che si praticano ancora; beh, e chi ha dormito più? Pensare che a causa del film“L’esorcista” ho passato una settimana insonne, viverla dal vivo… vi lascio immaginare.
Altro sito importante del paese è la Catacomba Paleocristiana di Superaequum, una delle città più importanti dei Peligni, situata sul Colle Moro, in pratica dietro la caserma dei carabinieri. Tanti altri sono i siti ed i particolari degni di nota di Castelvecchio come il Palazzo Castellalto, Palazzo Giorgi e la porta di quello che era il castello medievale, zone inaccessibili dal 2009, cioè dal tragico sisma che colpì L’Aquila.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply