L'intervista

Valentina Di Cesare, l’Abruzzo di “Marta la sarta” tra realtà ed immaginazione

1 Ottobre 2016

 

“Eccomi qui”. Valentina Di Cesare, premio Arcolaio d’Argento 2016 come scrittrice, è arrivata. Giovane, solare, aperta e allo stesso modo riflessiva; abruzzese, di un piccolo borgo della meravigliosa Valle Subequana: Castel di Ieri. In passato ha studiato lettere prima e mediazione linguistica poi. Legge e scrive tantissimo, ama farlo, e oltre ad essere parte degli Olotropica, band musicale in cui presta la sua voce, insegna lettere ed italiano. In passato i suoi racconti sono stati pubblicati in diverse riviste letterarie; nel 2014 esce il suo primo libro, “Marta la sarta”; oggi sulla sua scrivania c’è già un altro romanzo, pronto  per la rifinitura, probabilmente uscirà il prossimo anno, nel frattempo “Marta” si appresta ad essere tradotto in spagnolo e serbo .

L’Arcolaio d’Argento come “responsabilità ed espressione di fiducia da parte di chi ti ha scelta”.  Come Valentina riuscirà a mantener fede a questa promessa?

Dovrò studiare molto e leggere, leggere sempre, scegliendo sempre con cura. L’educazione alla lettura è possibile solo dopo un attento studio, che porta al formarsi di una coscienza critica matura e ben formata, che non smetterà mai di migliorare e che porterà poi a distinguere e a sapersi orientare  tra le tante opportunità di lettura.  E’ un esercizio doveroso oltre che piacevole, dal quale uno scrittore, od una persona che vorrebbe diventare tale, non può prescindere. Studio, concentrazione, ricerca del vero e dell’aderenza tra parola e azione.marta la sarta

Il premio ti è stato conferito grazie a “Marta la sarta”, il tuo libro d’esordio. Cosa c’è al suo interno e cosa cerchi di trasmettere?

“Marta la sarta” è un libro estremamente spontaneo, a volte anche troppo. Non è un romanzo consueto, la sua apparente semplicità può trarre in inganno . E’ come se, rileggendolo ora a distanza di due anni,  riesca a scorgervi come un velo di ingenuità che forse a posteriori, avrei potuto eliminare, o perlomeno modellare, asciugare un po’ qua e là. E’ andata così e non me ne pento, in ogni caso. Non ho mai avuto dimestichezza con nessun tipo di calcolo e la voglia di far fiorire finalmente la mia immaginazione non ha resistito. “Marta la sarta” è stata una piccola esplosione, come una detonazione lontana che si sente appena appena e poi svanisce.

Quanto e quale Abruzzo vi vive?

In molti mi hanno detto di aver rintracciato tra le mie pagine alcuni aspetti riconducibili ai nostri luoghi. E’ certamente così: la calma della vita quotidiana in un piccolo centro, la serenità di certe abitudini, la natura che fa il suo ingresso in ogni pagina, quasi che il profumo, i colori e la quiete  fossero vividi per il lettore. Lo sono perché lo erano per me mentre scrivevo, pur avendo deliberatamente deciso, così come vuole la mia ispirazione, di inventare i nomi dei luoghi e di racchiudere il tutto in un’atmosfera sospesa tra realtà ed immaginazione, come vuole ogni favola che si rispetti.

Qual è il passaggio che preferisci nel libro e perché?

Rispondo ogni volta in una maniera diversa, proprio perché ogni volta il mio stato d’animo è diverso ed è maggiormente legato ad uno dei temi affrontati nel libro. Oggi ti direi l’ultimo capitolo forse, nel quale si afferma che i segreti non esistono e che tutti sappiamo tutto: quel che ci differenzia è avere o meno  il coraggio di osservare le cose, elaborarle e dirle, ammettendole prima di tutto  a se stessi per non subirle.

Essere scrittrice tra queste terre è…

E’ tante cose: prima di tutto lo trovo estremamente naturale, vitale. La scrittura si compone di tanti momenti che la precedono. Casa mia, l’Abruzzo, l’ho detto anche durante la premiazione, è una terra in cui la cementificazione e l’urbanizzazione non sono riuscite a spodestare l’irrompere della Natura, della sua forza, della sua imponenza. Fortunatamente dico, perché ciò ci ricorda ogni giorno quanto la presenza umana sia una minuscola componente di tanta immensità. Il nostro piccolo passaggio esistenziale qui non è distratto da insegne luminose e neon lampeggianti di sfarzo e lusso, per questo è più difficile viverci: si fanno ogni giorno i conti con la morte, con le umane fragilità, con la solitudine. Non ci sono orpelli a distrarci, è tutto estremamente vicino alla verità delle cose. In ultimo, l’Abruzzo è terra di grandi scrittori: Mario Pomilio, Ennio Flaiano, Ignazio Silone, Gabriele D’Annunzio, Ovidio. Le origini di John Fante erano abruzzesi come pure quelle della indimenticata Elsa Morante, la cui casa paterna si trova nel mio paese, Castel di Ieri. La responsabilità è piuttosto grande.

 

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