Stili di vita

Vorrei vorrei… più boschi paludosi in Valle Peligna, desideri

16 Ott 2016

“Dobbiamo imparare a guardare l’ambiente non solo attraverso i nostri interessi economici. Tra l’altro noi umani siamo solo una specie sulla Terra e nemmeno tanto adatta alla sopravvivenza”.

Bellissima affermazione del professore Luciano Di Tizio che ieri ha preso parte ad un interessantissimo convegno sui boschi paludosi presenti in Valle Peligna, svoltosi presso la sede del Parco Nazionale della Majella nell’Abbazia celestiniana. Non è necessario sottolineare come, diversamente da quanto hanno sempre creduto gli essere umani, questi ambienti non sono un problema ma una risorsa. Non zone insalubri, bensì piccoli ecosistemi in grado di contribuire all’equilibrio perfetto della natura. Se vengono intaccati, beh, allora le conseguenze dobbiamo subircele anche noi “umanoidi” (come dice la mia cara amica Daniela).

Si tratta di zone “particolari” capaci di donare sempre nuove sorprese, gli studiosi ne sono convinti, ma che al momento sono alquanto minacciate, dall’uomo ovviamente  dalla sua “cattiva” gestione e sfruttamento. E pensare che in queste zone acquatiche sono presenti una flora ed una fauna di una bellezza spettacolare e, in quanto ad esserini… ce ne sono una miriade, davvero, tantissime specie di anfibi tra i quali alcuni sono i diretti discendenti dei primi essere viventi apparsi sul pianeta, nonché importantissimi indicatori del buono stato o meno dell’ambiente. In Italia ci sono 46 specie, 29 a rischio, il 63 % in pratica, una percentuale troppo elevata, 4 sull’orlo dell’estinzione. In Abruzzo lo sono, ad esempio, l’ululone appenninico e la salamandra pezzata appenninica. Io direi che è il caso di dire basta a questo scempio e se non siete d’accordo allora mi auguro che un giorno un “diluvio universale” salverà il mondo.

“Dobbiamo imparare a guardare l’ambiente non solo attraverso i nostri interessi economici. Tra l’altro noi umani siamo solo una specie sulla Terra e nemmeno tanto adatta alla sopravvivenza”.

Parole sante!

bosco paludoso, Pratola Peligna

bosco paludoso, Pratola Peligna

In Valle Peligna i boschi paludosi permettono di fare da collante tra una zona protetta e l’altra, ciò permette la tutela di importanti specie-specifiche: dall’orso al lupo alla volpe e al tasso. In particolare queste zone qui si trovano nel comune di Pratola Peligna, ultimi e tenaci rimasugli di quello che un tempo doveva essere un ecosistema magico. Sono piccoli, ma presenti, sottovalutati e non rispettati in tantissimi casi, ma cercano di resistere. Il bello dei boschi paludosi è che oltre a trascinarsi dietro una suggestione senza eguali hanno la grande capacità di rigenerarsi in pochissimi anni. Non tutto è perduto, quindi, con un po’ di sensibilità ed attenzione potrebbero diventare presto un’oasi, anche una risorsa turistica, ma di un turismo eco-sostenibile e responsabile. Un immenso giardino, dai tenui colori e la forte vitalità, che potrebbe raggiungere anche Roccacasale nella zona attraversata dal fiume Vella.

Desideri.

Laghetto abbandonato, Pratola Peligna

Laghetto abbandonato, Pratola Peligna

Tra l’altro si tratta di un percorso che, in un certo senso, è stato già soggetto ad un interessamento delle istituzioni poiché eletto a parte del percorso Terre dei Peligni, un circuito che unisce Pratola, Roccacasale, Corfinio, Vittorito, Raiano e Prezza avente come fil-rouge l’acqua, i fiumi Vella, Sagittario ed Aterno.   Si tratta di una delle zone in cui più di altre adoro rifugiarmi assorta nei miei passi e nei miei pensieri e se ancora non lo avete fatto vi consiglio di farceli due passi anche oggi stesso, in questa bellissima calda domenica di ottobre magari riflettendo su un’altra affermazione:

“C’è rimasta solo una grande rivoluzione da compiere: è la conservazione”

(Rosanna Tuteri, archeologa)

 

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